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Media svizzeri: un futuro... concentrato

(Keystone)

Rilevando la parte elvetica del gruppo internazionale Edipresse, la società Tamedia è diventata la maggiore azienda mediatica privata in Svizzera. Mentre all'orizzonte si profilano altre operazioni analoghe, i sindacati denunciano una concentrazione abusiva.

La fusione annunciata martedì avverrà in due fasi: Tamedia diventerà inizialmente azionista al 49,9% delle attività elvetiche di Edipresse; in una seconda fase – a partire dal 2011 – acquisterà lo 0,2% di quote supplementari, diventando così azionista di maggioranza. Le parti restanti saranno acquisite all'inizio del 2013.

Secondo Jean-Clément Texier, esperto di strategie e fusioni presso l'Accademia di giornalismo e dei media di Nechâtel, si tratta di una logica unione dei rispettivi punti di forza. «I due gruppi sono complementari, essendo attivi soprattutto nella stampa quotidiana regionale: Tamedia si concentra su Berna e Zurigo, Edipresse su Losanna e Ginevra».

Bruno Clément, del sindacato Comedia, esprime preoccupazione: «Tamedia diventa de facto il primo editore svizzero, superando così la Ringier [e la NZZ, l'altro grande gruppo]. Si tratta di una concentrazione gigantesca su scala nazionale».

Potere zurighese

La Romandia assiste così alla sparizione del suo principale editore di giornali: «È una fusione comprensibile dal profilo economico. La crisi spinge gli editori a raggrupparsi, e la famiglia Lamunière [proprietaria di Edipresse] non dispone di eredi capaci di riprenderne la guida», commenta Guy Mettan, direttore del Club svizzero della stampa ed ex caporedattore della Tribune de Genève.

Ciononostante, osserva Mettan, «questa operazione rischia di indebolire ulteriormente le regioni francofone del paese rispetto a Zurigo. Quanto avvenuto ricorda la decisione dell'ex compagnia di bandiera Swissair, che nel 1996 aveva scelto di concentrare le sue attività a Zurigo, abbandonando l'aeroporto di Ginevra».

Jean-Clément Texier relativizza: «Il gruppo Tamedia prenderà effettivamente piede in seno a Edipresse, ma grazie a questa fusione il presidente Pierre Lamunière diventerà una figura fondamentale dell'azionariato di Tamedia».

Diversità in pericolo

Bruno Clément denuncia gli obbiettivi della fusione: «Si tratta di una concentrazione molto grave, poiché è dettata dalla logica del profitto a corto termine. Non soltanto Tamedia acquisisce una posizione dominante, che denunciamo alla Commissione della concorrenza (Comco), ma questa operazione mette anche in pericolo la qualità e la diversità della stampa». Bruno Clément afferma comunque di non nutrire eccessive illusioni in merito al verdetto della Comco.

Jean-Clément Texier ribadisce che le considerazioni di carattere economico non possono essere ignorate: «La stampa scritta sta vivendo una fase di recessione senza precedenti, che interessa sia gli introiti pubblicitari, sia la diffusione. Al di là dell'attuale crisi congiunturale, inoltre, i cambiamenti tecnologici conducono a un ripensamento della stampa scritta e dei suoi modelli economici».

Una logica vecchia

Quest'argomentazione non convince Bruno Clément: «Come in occasione della rivoluzione industriale di due secoli or sono, parlare di evoluzione tecnologica non fornisce alcuna informazione utile sui contenuti. Le sinergie non sono infatti una garanzia di qualità». Inoltre, rincara il sindacalista, «la crisi è anche un'ottima scusa per accelerare le concentrazioni e sottomettere i salariati».

Bruno Clément esprime scetticismo anche in merito al calo delle entrate pubblicitarie lamentato dagli editori: «I titoli di Edipresse sono effettivamente confrontati a una diminuzione di tali introiti, ma ciò non è valido per tutto il gruppo. Dall'anno scorso Tamedia è infatti l'unico proprietario di Job Up [primo sito a pagamento per la ricerca d'impiego]. Va poi ricordato che nel 2008 Edipresse e Tamedia sono diventati azionisti di maggioranza di homegate, il più importante sito svizzero di annunci immobiliari».

Clément ritiene che, a corto termine, centinaia di impieghi nel settore giornalistico, tecnico e amministrativo rischiano di essere soppressi. Per questa ragione, il sindacalista giudica poco trasparente l'annunciata fusione. «I rappresentati dei salariati non sono stati informati tempestivamente, come impongono invece i contratti collettivi e la legge federale sulle partecipazioni».

Rivoluzione in corso

Jean-Clément Texier insiste sui cambiamenti epocali che sta vivendo la stampa mondiale: «Negli Stati Uniti, alcuni gruppi hanno perso 90% del loro valore nel corso degli ultimi mesi, e non riescono a trovare nuovi investitori».

«Stiamo assistendo a una diminuzione delle possibilità di diffondere l'informazione, senza che vi sia ancora un nuovo modello economico. Alcuni anni or sono, per esempio, sembrava che il modello destinato ad imporsi fosse quello della gratuità: oggi ciò non è più valido».

Texier rimane comunque convinto che il futuro resta nelle mani dei maggiori gruppi editoriali: «Una volta superata l'attuale crisi, i leader del mercato raccoglieranno i loro frutti». L'esperto sottolinea poi che la fusione annunciata nella Confederazione sta facendo riflettere la stampa regionale francese.

«Attualmente in Svizzera esistono tre-quattro gruppi cantonali, la cui importanza risulta però decisamente ridimensionata dalla fusione tra Edipresse e Tamedia. Quotidiani come La Liberté (Friburgo) o Le Nouvelliste (Vallese) dovrebbero forse acconsentire alle proposte del gruppo francese Hersant Média, già presente a Neuchâtel e nel bacino lemanico. Al giorno d'oggi non è più possibile restare soli».

Anche Bruno Clément prevede uno scenario simile: «Tra cinque anni, in Svizzera vi saranno soltanto quattro grandi gruppi, che integreranno stampa, radio, televisione regionale e internet: Tamedia, Ringier, NZZ ed Hersant».

swissinfo, Frédéric Burnand
(traduzione e adattamento: Andrea Clementi)

PANORAMA MEDIATICO SVIZZERO

In Svizzera ci sono circa 44 giornali per milione di abitante, rispetto ai 23 in Germania, 21 in Gran Bretagna, 2 in Francia e Italia (in base ai dati dell'Associazione mondiale dei giornali).

La tiratura dei giornali a pagamento, che in Svizzera è raddoppiata tra il 1930 e il 1985, si è dapprima stabilizzata e ha iniziato a calare dal 2005. I giornali gratuiti hanno fatto la loro apparizione all'inizio di questo secolo.

I principali gruppi editoriali privati svizzeri sono Ringier (Zofingen), Tamedia (Zurigo), Edipresse (Losanna) e NZZ (Zurigo).

In Ticino è stata recentemente fondata la Timedia Holding SA, di cui fanno parte la società editrice del Corriere del Ticino, la Com.Ec SA, società incaricata della gestione del Giornale del Popolo nonché Giovanni e Filippo Lombardi, amministratore delegato delle emittenti private TeleTicino e Radio 3iii.

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Edipresse e Tamedia

Tamedia

Titoli principali: Tages-Anzeiger, 20 Minuten, SonntagsZeitung, Berner Zeitung, Der Bund.

Utile netto (2007): 143 milioni di franchi (+45% rispetto al 2006).

Cifra d'affari: 772 milioni (+17%).

Collaboratori: 1'600.

Edipresse

Titoli principali in Svizzera: 24 heures, Le Matin/Le Matin bleu, Le Matin Dimanche, Le Temps, Tribune de Genève.

Utile netto (2007): 32,3 milioni di franchi (+7,3%).

Cifra d'affari: 814,6 milioni (-8,1%).

Collaboratori: 3'387.

Edipresse pubblica e gestisce oltre 200 giornali, riviste e siti internet in Europa (oltre alla Svizzera: Francia, Spagna, Pologna, Romania, Russia e Ucraina) e Asia (Hong Kong, Macao, Singapore, Filippine, Malaysia, Taiwan e Thailandia).

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(swissinfo.ch)


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