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Morte di Nelson Mandela L'omaggio della stampa al padre del Sudafrica



A Johannesburg come in tutto il mondo si rende omaggio all'eroe del Sudafrica.

A Johannesburg come in tutto il mondo si rende omaggio all'eroe del Sudafrica.

(Keystone)

«Gigante della giustizia», «Il volto di un mondo più umano», «Il grande conciliatore» o ancora «Una coscienza planetaria». Il giorno dopo la morte di Nelson Mandela, i quotidiani svizzeri rendono omaggio all’uomo che ha sconfitto l’apartheid e che ha segnato intere generazioni.

È una delle immagini che non dimenticheremo mai: vedere camminare Mandela da uomo libero l’11 febbraio 1990, a conferma che tre mesi dopo la caduta del muro di Berlino, «la storia poteva avanzare nella giusta direzione», scrive il 24 Heures.

Il quotidiano romando rammenta che l’ingiustizia viscerale della segregazione contro la quale lottava, la durata interminabile della sua cattività e il suo isolamento hanno segnato delle vite, cambiato destini, sradicato convinzioni e scatenato lotte in tutto il mondo. «Nelson Mandela è stato un faro, un’icona, un esempio».

Per la Neue Zürcher Zeitung (NZZ), ci sono statisti carismatici, politici coraggiosi e condottieri politici che non rinunciano alla modestia quando ricoprono un ruolo storico. «Ma solo Nelson Mandela, il primo presidente di colore dell’Africa, morto giovedì nella sua casa di Johannesburg all’età di 95 anni, era tutto questo assieme».

Il cordoglio della Svizzera

«Con la scomparsa di Nelson Mandela, non solo il Sudafrica, ma il continente africano e il mondo intero hanno perso una personalità eccezionale, uno dei grandi uomini della nostra epoca», scrivono le autorità svizzere in un comunicato.

I valori di giustizia, di pace, del rispetto altrui, di tolleranza e di umanità incarnati da Mendela «resteranno a lungo impressi nella memoria»

Il presidente della Confederazione Ueli Maurer presenta le sue sincere condoglianze al popolo e al governo del Sudafrica. Ueli Maurer esprime anche il più profondo cordoglio alla famiglia dell’ex presidente sudafricano e condivide l’enorme dolore che prova il popolo del Sudafrica, si legge nella nota diffusa venerdì.

All’apertura della sessione odierna del Consiglio dei ministri dell’OSCE, in corso a Kiev, il ministro degli affari esteri Didier Burkhalter ha chiesto ai suoi colleghi di osservare un minuto di silenzio.

Esprimendosi di fronte ai rappresentanti dei 57 Stati membri dell’OSCE, il futuro presidente della Confederazione ha affermato che Mandela rimarrà «un esempio per l’umanità. Un esempio della forza, della libertà, del perdono e della riconciliazione».

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Un mondo diverso con Mandela

La storia trabocca di liberatori divenuti aguzzini, di rivoluzionari corrotti dagli ori dei palazzi espugnati, di vendette assurte a giustizia. Quella di Mandela fu invece un’altra storia, commenta La Regione, che parla di uomo diventato «patrimonio dell’umanità». «Diversamente da una movenza abusata - sottolinea il foglio ticinese - Mandela non ha disumanizzato il nemico per combatterlo, ma gli ha conferito umanità per vincerlo, e in definitiva per salvarlo».

Il miracolo sta nel fatto che Mandela, quando è stato rilasciato nel 1990 dopo 27 anni di prigionia, non è partito al contrattacco, ma è riuscito a conquistare nella sua visione “arcobaleno”, in un’esemplare attività per l’integrazione, non solo i bianchi ma anche i suoi oppositori di colore, concorda la NZZ. In Mandela vi era qualcosa che «fa appello ai fondamenti più nobili dei nostri principi, dei nostri valori», aggiunge il 24 Heures.

Secondo La RegioneTicino, Mandela ha insegnato al mondo che «la liberazione di un paese, di un popolo, è un capitolo nella storia della liberazione dell’umanità». «Se il Medio Oriente avesse un Nelson Mandela, da una parte o dall’altra, il mondo sarebbe oggi diverso», ritiene il Tages-Anzeiger.

Da solo, Nelson Mandela è riuscito a fare per il Sudafrica ciò che Malcom X, Martin Luther King e Barack Obama hanno fatto insieme per promuovere la causa degli afroamericani. È in questi termini che Le Quotidien Jurassien descrive «questo grande uomo di pace che irradiava a livello mondiale».

Meglio da Mandela che dal papa

Mandela ebbe due maestre di vita: la sua tribù d'origine e la prigione di Robben Island, rammenta il Corriere del Ticino. La prima gli insegnò un principio fondamentale che spiega la principale caratteristica del suo successo: sconfiggere gli avversari, ma senza mai disonorarli. La seconda gli fece imparare la cultura del compromesso paziente, dell'unione di magnanimità e potere, fino al superamento del risentimento, al fine unico di realizzare una coesistenza pacifica.

«Si pensi solo a cosa sarebbe stato il Sudafrica senza il suo esempio costante, senza il suo impegno a non spaccare un paese già ferocemente diviso dal colore della propria pelle, senza la sua opera di mediazione e rassicurazione rivolta sia alla popolazione bianca sudafricana sia agli investitori stranieri, senza la sua sapiente e graduale costruzione di un terreno di fondo sul quale poter attuare una transizione pacifica dal non diritto allo Stato universale di diritto», insiste il Corriere del Ticino.

Negli ultimi anni Mandela non si è immischiato nei dibattiti globali o nella storia del Sudafrica, osserva il Tages-Anzeiger. «Ma la sola presenza del padre della nuova Repubblica sudafricana aveva l’effetto di un segnale d’allarme per i politici che rischiavano di perdere l’orientamento». Il giornale di Zurigo ricorda che la massima aspirazione dei personaggi famosi che si recavano in Sudafrica era un incontro con Mandela. «Per un invito a Johannesburg si sarebbe anche rinunciato a un’udienza dal papa».

Un uomo, non un santo

Accanto agli elogi, la stampa elvetica sottolinea che la figura divina di Madiba racchiudeva pur sempre un uomo. «Mandela non era un santo», rammenta 24 Heures, riferendosi al suo ultimo libro in cui l’ex presidente del Sudafrica rivendica i suoi errori e i suoi dubbi. «La sua azione non è senza rimproveri, in particolare nel suo paese natale, dove l’Aids, la violenza e la povertà alimentano una lotta incerta contro la volontà di costruire un futuro migliore».

«Mandela non è stato un messia. Non è stato senza paradossi», concorda La Liberté. È umano, null’altro che umano. Ed è proprio questo aspetto ad affascinare più di lui, secondo il quotidiano romando. «Dopo essere stato elevato a livello di profeta africano, di figura quasi divina, Madiba è ridisceso sulla Terra».

La sua, per fortuna, non è stata la vita di un santo, scrive La Regione. «Le contraddizioni, le sconfitte, le delusioni, le manchevolezze di cui una biografia non può che essere ricca, sono la garanzia più certa della sua autenticità».

Mandela è un idealista che all’inizio non aveva nulla del rivoluzionario, osserva Le Matin, che parla di «un tipo quasi normale che è riuscito a forgiare la sua coscienza politica, i suoi valori e le sue battaglie. Oltre alla fine dell’apartheid a cui Mandela ha contribuito, con più diritti e speranze per milioni di sudafricani, rimane ciò che Mandela rappresenta e di cui si ha molto bisogno, rileva il giornale svizzero francese: «La figura di un sognatore che è passato all’azione e chi è risvegliato».

Il divario tra ricchi e poveri rimane

Vent’anni dopo esserci messi a sognare con Mandela questi sogni sono però oggi un po’ offuscati, constata Le Matin in relazione all’attuale situazione in Sudafrica. Come tutti i paesi che hanno conosciuto la segregazione razziale, le piaghe del razzismo rimangono vive, annota anche Le Quotidien Jurassien, secondo cui basterebbe pochissimo per «riaccendere il fuoco dell’odio».

L’esperimento dell’African National Congress (ANC), il partito al potere da 19 anni, non è affatto riuscito e il paese è ancora ben distante dall’offrire un modello di completo successo, analizza il Corriere del Ticino. «L'ANC al governo si vanta di aver creato una consistente borghesia nera, inclusa una nicchia di potere e di privilegi. Ma la dura realtà è che nello scorso ventennio nessuno è riuscito a ridimensionare il solco esistente tra condizioni di estrema povertà e quelle di cui beneficia il resto della popolazione sudafricana».

Nelson Mandela in Svizzera

Nelson Mandela si recò per la prima volta in Svizzera nel giugno del 1990, pochi mesi dopo la sua scarcerazione avvenuta nel febbraio dello stesso anno.

In quella occasione il vicepresidente del Congresso nazionale africano (ANC) intervenne a Ginevra alla Conferenza internazionale del lavoro e incontrò a Berna il consigliere federale René Felber.

Tra il 1992 e 1999, Mandela fu tre volte ospite del Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

Nel settembre del 1994, incontrò il consigliere federale ticinese Flavio Cotti a Città del Capo. Nell'ottobre del 1995, in occasione dell'inaugurazione di Telecom 95 a Ginevra, Mandela ebbe nuovamente l'occasione di vedere Cotti e avere colloqui anche con l'allora presidente della Confederazione Kaspar Villiger.

La prima visita ufficiale del presidente sudafricano in Svizzera avvenne nel settembre del 1997, invitato dal presidente della Confederazione Arnold Koller. Durante il suo soggiorno si recò in particolare a Zurigo e a Losanna dove lodò l'importante ruolo svolto dalla Confederazione in Sudafrica e sottolineò il carattere esemplare della sua neutralità.

Nel 1998 Mandela invitò Flavio Cotti, allora presidente della Confederazione, per una visita ufficiale in Sudafrica. L'anno dopo, in occasione del WEF, fu Ruth Dreifuss a incontrare Mandela. Allora presidente della Confederazione, Dreifuss espresse a Mandela la sua ammirazione e il suo rispetto per il processo di riconciliazione avviato in Sudafrica.

Fonte: ATS

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