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Pedofilia, il mea culpa dei vescovi svizzeri

"Chiediamo perdono per questi errori", affermano i vescovi svizzeri

(Keystone)

In una dichiarazione diffusa mercoledì, la Conferenza episcopale svizzera riconosce di aver sottovalutato l'ampiezza del fenomeno e incoraggia coloro che hanno subito abusi sessuali ad annunciarsi presso i centri di consulenza ed eventualmente a sporgere denuncia.

La presa di posizione dei vescovi elvetici è giunta dopo che nelle ultime settimane anche in Svizzera si sono moltiplicati gli annunci di casi di abusi sessuali nelle parrocchie della Confederazione.

Nella loro dichiarazione, i membri della Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) si dicono "mortificati e sgomenti per i casi avveratisi di abusi sessuali nella pastorale" e chiedono "perdono" per aver sottovalutato l'ampiezza del fenomeno e per gli errori compiuti dai responsabili delle diocesi e degli ordini religiosi.

Far piena luce sul passato

I vescovi, che sottolineano la loro volontà di fare piena luce sul passato, incoraggiano coloro che hanno subito abusi "ad annunciarsi presso i centri di consultazione per le vittime e i corrispondenti centri diocesani ed a sporgere eventuale denuncia".

Per quanto concerne coloro che si sono resi colpevoli di abusi, i vescovi li invitano "ad assumere le loro colpe dinanzi a Dio e agli uomini, presentandosi al loro responsabile".

La CVS rileva pure che già nel 2002 aveva emanato delle direttive per lottare contro gli abusi sessuali. Disposizioni che sono incentrate "sugli interessi delle vittime, la prevenzione degli abusi e il conseguente agire nei confronti dei colpevoli".

Nella presa di posizione, i vescovi ribadiscono la loro volontà di applicare "con vigore" queste linee guida, aggiornate nel 2009. Secondo queste direttive, quando la chiesa viene a conoscenza di casi di abusi, invita l'autore ad autodenunciarsi.

Queste disposizioni sono però contestate. Molti criticano il fatto che la chiesa non sporga denuncia autonomamente dalla volontà della vittima. Secondo il portavoce della CVS Walter Müller, vi sono eccezioni a questa regola base, soprattutto se sussiste il pericolo di recidiva.

Secondo la CVS, è necessario migliorare la collaborazione tra diocesi e ordini religiosi, anche a livello internazionale, affinché i responsabili possano essere certi dell'integrità dei loro collaboratori e collaboratrici.

Lo scandalo dei preti pedofili non deve però far dimenticare l'operato di tutti coloro che vivono la vocazione nella fedeltà, sottolinea pure la CVS.

Lo scandalo si allarga

Sul numero complessivo di abusi da parte di preti venuti alla luce in territorio elvetico, il presidente della CVS e vescovo di Sion, mons. Norbert Brunner, non ha fornito precisazioni, limitandosi a ripetere (senza confermare) quanto scritto da un giornale, che ha riferito di una sessantina di casi ripartiti su più anni.

Dopo lo scandalo scoppiato in Irlanda e in Germania, nelle ultime settimane però il numero di casi sospetti si è moltiplicato.

La diocesi di Coira, ad esempio, ne sta esaminando una decina. Un prete svittese di 69 anni ha inoltre confessato di aver abusato sessualmente di minori. I fatti sono avvenuti in Germania, a Birnau, e nei pressi di Bregenz, in Austria.

Nel canton Turgovia, la magistratura ha avviato un'indagine nei confronti del parroco di Aadorf, uno svizzero di 40 anni incarcerato due settimane fa.

Casi sono stati segnalati anche nella scuola del convento di Disentis, mentre l'abate del monastero di Einsiedeln, situato nel territorio della diocesi di Coira ma soggetto direttamente alla Santa Sede, ha deciso di istituire una commissione d'inchiesta esterna sugli abusi sessuali verificatisi negli anni Settanta nel collegio dell'abbazia. I responsabili sarebbero cinque monaci che vivono ancora nella comunità benedettina.

Mons. Norbert Brunner, ha respinto la tesi di chi, come l'abate di Einsiedeln Martin Werlen, vede una correlazione tra il celibato ecclesiastico e gli abusi sessuali. "Tranne in singoli casi, non vi è una relazione", ha affermato. Ciononostante, il prelato si è detto possibilista in merito a una riforma, facendo riferimento a quanto previsto nel diritto canonico orientale con la pratica dei "viri probati": uomini sposati di provata fede e virtù, cui viene concessa l'ordinazione.

swissinfo.ch e agenzie

Un registro centrale?

Dalle colonne della stampa domenicale, la presidente della Confederazione Doris Leuthard si è detta favorevole alla creazione di un registro centrale per i preti pedofili, sul modello di quello già esistente per gli insegnanti.

Mons. Norbert Brunner, presidente della Conferenza dei vescovi svizzeri, ritiene invece inutile un simile provvedimento. La CVS esaminerà la possibilità di creare una simile lista in occasione dell'assemblea ordinaria prevista in giugno.


Papa Benedetto XVI ha condannato con fermezza gli abusi. Il pontefice si trova però al centro di una tormenta, dopo che il New York Times ha pubblicato un articolo secondo cui nel 1996, quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede, avrebbe insabbiato un caso di pedofilia avvenuto a Milwaukee.

Domenica, in occasione della Messa delle Palme, Joseph Ratzinger ha dichiarato di non volersi "far intimidire dal chiacchiericcio delle opinioni dominanti".

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