Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Processo Tinner La parola fine a un caso che rimane segreto di Stato



Malgrado la condanna, il Tribunale penale federale non ha potuto dissipare la nebbia che avvolge il caso Tinner

Malgrado la condanna, il Tribunale penale federale non ha potuto dissipare la nebbia che avvolge il caso Tinner

(Keystone)

Il Tribunale penale federale ha pronunciato martedì una sentenza di condanna nei confronti di Friedrich, Urs e Marco Tinner. I tre avevano fatto parte della rete di Abdul Qaader Khan, il «padre» della bomba atomica pachistana e nel 2003 avevano iniziato a collaborare con la CIA.

Le sentenze emesse martedì dal Tribunale penale federale di Bellinzona sono in linea con le richieste del Ministero pubblico della Confederazione (MPC), che nel suo atto d’accusa aveva proposto 50 mesi di prigione per Urs Tinner, 41 per Marco e 24 con la condizionale per il padre Friedrich.

I tre sono stati riconosciuti colpevoli di «aver agevolato il programma illegale di armi nucleari di uno Stato ignoto per mezzo di vari atti» e di aver infranto la legge federale sul materiale bellico e il trattato internazionale di non proliferazione delle armi atomiche. Contro Marco Tinner è stata accolta anche l’accusa di falsità in documenti.

Rito abbreviato

Il verdetto non è giunto a sorpresa: l’MPC aveva infatti raggiunto un accordo con gli imputati sulla base del rito abbreviato previsto dal nuovo codice di procedura penale. I Tinner hanno in sostanza confermato i fatti in cambio di un patteggiamento delle pene. Visto il lungo periodo trascorso in detenzione preventiva, gli imputati non dovranno tornare dietro le sbarre.

Lunedì, il procuratore federale Peter Lehmann aveva difeso le pene patteggiate e la procedura abbreviata, ricordando che un processo equo e regolare non era più possibile, a causa della distruzione della maggior parte delle prove.

Imputati evasivi

Prima dell’intervento del procuratore, i tre imputati sono stati interrogati a lungo dai giudici e a più riprese non hanno voluto rispondere. Friedrich Tinner, 70 anni, ha evocato i suoi primi contatti con Abdul Qaader Khan, al quale la sua azienda ha venduto elementi che hanno permesso la costruzione di centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.

Il padre ha rifiutato di fornire precisazioni sul contenuto del contratto di cooperazione sottoscritto assieme ai figli con le autorità statunitensi. Si è limitato a dire che è stato lui a contattarle per avvertirle di un rischio di violazione del trattato di non proliferazione da parte di uno Stato ignoto.

I tre giudici hanno interrogato a lungo anche Marco Tinner, che fu il contabile della famiglia. Anch'egli è rimasto evasivo e non ha contribuito a chiarire le zone d'ombra riguardanti i versamenti ottenuti dagli USA e i flussi finanziari legati alle transazioni effettuate per conto della rete pakistana di Khan.

Secondo le conclusioni di una perizia presentata al processo, le attività industriali dei Tinner avrebbero fruttato loro in tutto 25,6 milioni di franchi. Gli imputati hanno tuttavia ribattuto che non si tratta di un utile, perché dovevano pagare fornitori, merci, nolo, eccetera.

Gli assegni versati dai clienti e poi, dal 2003, dalle autorità americane, riportavano somme a sei o sette cifre, somme in contrasto con le modeste risorse dichiarate oggi dai Tinner. Interpellato sulla sua situazione finanziaria, Friedrich ha detto che lui e la moglie vivono essenzialmente della rendita AVS e di lavoretti. Il figlio Urs ha detto di aver avuto problemi di salute dopo l'uscita dal carcere preventivo e che oggi campa riparando acquari.

Anche per quanto riguarda i costi, i Tinner se la sono cavata comunque a buon mercato. I documenti risalenti all’epoca in cui collaboravano con la rete di Khan sono infatti stati distrutti. Ciò che rende impossibile sapere quanto abbiano guadagnato con questa attività illegale. L’MPC è giunto alla conclusione che i Tinner non sono in grado di pagare un risarcimento. Si è quindi deciso di rinunciare a una simile misura e le spese procedurali sono state ridotte a 400'000 franchi.

Molte zone d’ombra

Come detto, il processo non ha però permesso di far veramente luce sulla vicenda, in particolare per quanto riguarda gli agganci che i Tinner avevano in patria e all’estero. Il 14 novembre 2007, il governo svizzero – su pressione forse degli USA – aveva infatti ordinato la distruzione di numerosi documenti riguardanti il caso, adducendo motivi di sicurezza nazionale. Parte degli atti erano poi riapparsi, ma incompleti. Il governo era poi intervenuto un’altra volta nelle indagini, vietando alla polizia federale di utilizzare i documenti relativi alla collaborazione tra i Tinner e la CIA.

Il caso era scoppiato tra l’ottobre del 2004 e il settembre del 2005, quando i tre Tinner, un altro specialista elvetico residente in Sudafrica e un cittadino tedesco domiciliato in Svizzera erano stati arrestati.

I Tinner erano sospettati di aver collaborato tra il 1998 e il 2003 con la rete di Abdul Qaader Khan, il «padre» della bomba atomica pachistana. Khan aveva in particolare consegnato informazioni per l’arricchimento dell’uranio e la costruzione della bomba alla Libia e probabilmente alla Corea del Nord e all’Iran. I Tinner avevano una posizione chiave nella produzione e nella vendita di componenti tecnologici nucleari, in particolare centrifughe per l’arricchimento dell’uranio. Inoltre avevano svolto un ruolo nella formazione di tecnici che lavoravano per conto dello scienziato pachistano.

Nel 2003 i Tinner hanno cambiato campo per non si sa quale ragione (l’avvocato di Urs Tinner dirà in seguito che la famiglia ha ricevuto dalla CIA un milione di dollari, ma anche qui le prove mancano) e hanno iniziato a collaborare con lo spionaggio americano. Pochi mesi dopo, grazie anche alle loro informazioni, la polizia italiana ha intercettato al largo di Taranto una nave diretta in Libia che trasportava cinque container con elementi per la fabbricazione di tecnologia nucleare. Di fatto, questo sequestro ha posto fine al programma nucleare libico.

Cronologia

1995-2003: la Libia, con l’aiuto di Abdul Qadeer Khan, lancia un programma nucleare segreto. Per arricchire l’uranio, ha bisogno di centrifughe a gas. Il sangallese Friedrich Tinner e i suoi figli Urs e Marco collaborano con lo scienziato pachistano. La loro azienda fornisce elementi per la costruzione di centrifughe.

2003: Urs Tinner è impiegato dall’impresa malese Scope, che serve da piattaforma al commercio di centrifughe. Il sangallese informa la CIA delle sue attività. Al più tardi nel luglio del 2003, i Tinner iniziano a cooperare con l’agenzia di spionaggio americana.

Ottobre 2003: il cargo tedesco BBC China è intercettato al largo di Taranto mentre fa rotta verso la Libia. Trasporta materiale per la fabbricazione di tecnologia nucleare.

Febbraio 2004: Khan ammette di aver consegnato illegalmente tecnologia nucleare all’Iran, alla Libia e alla Corea del Nord.

2004-2005: i tre ingegneri svizzeri sono arrestati. Il ministero pubblico della Confederazione apre un’inchiesta per infrazione alla legge federale sul materiale da guerra. Il padre è liberato all’inizio del 2006.

Novembre 2007: per ragioni di sicurezza, il governo svizzero decide di distruggere i piani per un’arma nucleare inclusi nel dossier d’inchiesta.

Agosto 2008: il Tribunale federale respinge la richiesta di liberazione dei due fratelli Tinner.

Settembre 2008: l’avvocato di Urs Tinner conferma che la famiglia ha ricevuto un milione di dollari dalla CIA.

Dicembre 2008: dopo quattro anni di detenzione preventiva, Urs Tinner è scarcerato. Suo fratello Marco sarà liberato all’inizio del 2009.

Aprile 2009: delle copie di documenti relativi al caso Tinner sono scoperti negli archivi dell’MPC.

Giugno 2009: il governo svizzero decide che una parte dei documenti ritrovati nel quadro della vicenda Tinner saranno distrutti, poiché riguardano la progettazione di armi nucleari.

Dicembre 2010: il giudice d’istruzione Andreas Müller presenta il suo rapporto finale d’inchiesta e chieda l’incolpazione dei Tinner per violazione della legge federale sul materiale di guerra.

Dicembre 2011: l’MPC stende il suo atto d’accusa, indicando di voler optare per una procedura semplificata, ciò che implica di aver concluso un patteggiamento con gli imputati.

Settembre 2012: il Tribunale penale federale condanna Urs e Marco Tinner a rispettivamente 50 e 41 mesi di carcere. Il padre Friederich è invece condannato a 24 mesi con la condizionale.

Fine della finestrella

swissinfo.ch e agenzie


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

×