Navigazione

Saltare la navigazione

Funzionalità principali

Sponsorizzazione del mondo accademico I soldi di UBS sollevano dubbi sull'indipendenza universitaria



In seguito all’ondata di polemiche sollevata dal contratto con UBS, l’Università di Zurigo ha deciso di rendere noto il contenuto dell’accordo.

In seguito all’ondata di polemiche sollevata dal contratto con UBS, l’Università di Zurigo ha deciso di rendere noto il contenuto dell’accordo.

(Keystone)

Un accordo di sponsorizzazione tra l’Università di Zurigo e la banca UBS ha rilanciato il dibattito sul finanziamento privato delle università pubbliche, che alcuni ritengono cruciale per garantire la loro competitività. Non mancano però le critiche di chi intravvede una minaccia per l’indipendenza accademica.

Ursula Jauch è categorica: «È un patto faustiano. UBS ha avuto grossi problemi di immagine per anni e impiega strategie di marketing sofisticate per riabilitare il suo nome», afferma la professoressa di filosofia dell’Università di Zurigo.

Nell’aprile 2012, l’ateneo zurighese e UBS hanno annunciato a sorpresa un accordo di sponsorizzazione di 100 milioni di franchi, destinato al finanziamento di cinque cattedre e alla creazione di un centro internazionale di ricerche economiche (UBS International Center of Economics in Society) nella facoltà di economia.

I partenariati pubblici e privati non sono una novità nel mondo accademico svizzero. Ma la segretezza che ha avvolto l’accordo ha sollevato parecchi interrogativi. In febbraio, una trentina di professori e autori, tra cui Ursula Jauch, hanno lanciato “l’appello di Zurigo”, un’iniziativa per la protezione dell’indipendenza accademica. La petizione è stata sottoscritta da 1'500 persone.

«Le attuali università, nell’epoca della cooperazione e dello sponsoring, sono ancora sufficientemente indipendenti?», si chiedono i promotori della petizione.

I punti controversi del contratto

- La facoltà nomina un membro della direzione di UBS nel comitato consultivo della facoltà [di economia].

- Un auditorio della facoltà è chiamato “Auditorio del Centro internazionale UBS”.

- UBS beneficia in modo ragionevole delle attività del centro UBS. Ad esempio: accesso privilegiato ai corsi per personale e i clienti selezionati di UBS; sostegno e organizzazione di scambi regolari tra i collaboratori del centro UBS, le cattedre e gli specialisti di UBS; organizzazione di canali d’interazione tra le cattedre e UBS; partecipazione delle cattedre al Forum economico internazionale di UBS.

- Per l’intero periodo della sponsorizzazione del centro UBS da parte della Fondazione UBS, l’Università di Zurigo e la facoltà non concluderanno accordi di sponsoring con istituti o altri centri di ricerca nel campo dell’economia.

- Le parti s’impegnano a mantenere confidenziale l’accordo e il suo contenuto.

Fine della finestrella

Indipendenza garantita?

Dopo mesi di resistenza, lo scorso novembre l’università ha dovuto piegarsi alla decisione di una commissione accademica di pubblicare il 90% del contenuto del contratto con UBS, come esigevano anche due giornalisti.

Secondo le voci più critiche, l’università non voleva rivelare il testo dell’accordo poiché sono descritti, in modo dettagliato, il grado di coinvolgimento della banca nell’università e i suoi “diritti” specifici. Dal canto loro, i collaboratori del centro di UBS minimizzano l’influsso della banca sulla ricerca. Ciononostante, l’opposizione rimane viva.

A metà dicembre, numerosi studenti dell’ateneo zurighese hanno manifestato per chiedere l’annullamento dell’accordo. Il 19 dicembre, l’università e la banca hanno diffuso una presa di posizione in cui dichiarano di divulgare l’intero documento «nell’interesse pubblico della trasparenza dell’impiego di fondi privati». La parte del contratto che non era ancora stata resa nota mostra che l’indipendenza della ricerca e dell’insegnamento è assolutamente garantita, puntualizza il comunicato.

Un miliardo di fondi privati

La vicenda ha rapidamente alimentato un dibattito più ampio sulla sponsorizzazione, i finanziamenti privati, l’influenza e la trasparenza delle dodici università pubbliche della Svizzera.

Tra il 1995 e il 2010, la somma totale annuale che le università pubbliche hanno ottenuto da donatori privati è passata da 470 milioni a un miliardo di franchi. La quota dei finanziamenti privati sul totale dei contributi alle università è comunque rimasta stabile al 14% (con variazioni comprese tra il 7 e il 40% a seconda dell’istituzione).

Marcel Hänggi, uno dei giornalisti che ha costretto l’università a pubblicare l’accordo, ritiene tuttavia che queste cifre non dicono tutto. Negli ultimi 15 anni, ha detto, la competizione globale e diverse nuove leggi hanno portato le università ad adottare un approccio più imprenditoriale.

«Le università hanno iniziato a comportarsi come delle aziende. Non hanno però finanziato alcuna ricerca accademica sulle conseguenze [di un’interazione più stretta con sponsor e donatori privati]», commenta Marcel Hänggi.

Ampio dibattito

Nel suo discorso alla Società economica di Zurigo del 4 dicembre, Lino Guzzella, rettore e futuro presidente del Politecnico federale di Zurigo, ha voluto sottolineare l’importanza dei donatori privati. «Lo stretto legame tra economia e scienza è tra i fattori decisivi del modello di successo della Svizzera».

Il Politecnico di Zurigo «non accetta però tutte le donazioni», ha insistito Lino Guzzella, aggiungendo che le ricerche a contratto sono un’eccezione e che gli aspetti più importanti di un’istituzione scientifica sono la fiducia e l’indipendenza.

Nell’altro politecnico della Svizzera, a Losanna, le cattedre sponsorizzate sono 31 per un valore di 11,1 milioni di franchi. Di queste, 14 sono legate a società private quali Nestlé e Merck Serono. Anche il portavoce dell’ateneo vodese, Jérome Gross, ridimensiona l’importanza delle aziende e l’immagine di un’istituzione vicina al mondo economico, affermando che le cattedre rappresentano soltanto l’1,4% delle spese annuali complessive.

Jérome Gross riconosce ad ogni modo che il denaro delle ditte private rappresenta una reale risorsa finanziaria, che permette alle università svizzere di sviluppare le loro conoscenze.

Antonio Loprieno, presidente della Conferenza dei rettori delle università svizzere

L’intervento del settore privato nelle università svizzere non va messo in discussione.

Non scoraggiare i donatori

Per Antonio Loprieno, presidente della Conferenza dei rettori delle università svizzere (CRUS) e rettore dell’Università di Basilea, l’intervento del settore privato nelle università svizzere - «il mercato accademico più americanizzato in Europa in termini di competitività e di apertura verso il mondo degli affari» - non va messo in discussione. Altrimenti si rischia di danneggiare la loro abilità di competere a livello mondiale.

«A causa delle possibili minacce per gli investimenti nelle università svizzere e per tutto ciò che potrebbe limitare la competizione tra università, la CRUS ritiene che stiamo attraversando un periodo di transizione», rileva Antonio Loprieno. «Non dobbiamo scoraggiare i potenziali donatori e dovremmo fare più esperienze prima di trarre delle conclusioni».

La CRUS, sostenuta da Johann Schneider-Amman, il ministro incaricato dell’educazione superiore, ha recentemente respinto una richiesta del Consiglio svizzero della scienza e della tecnologia - un organo che rappresenta il mondo accademico - che chiedeva linee direttive chiare e comuni per regolamentare le relazioni tra università, cattedre e partner privati, oltre che una maggiore trasparenza per i contratti.

Trasparenza più flessibile

Antonio Loprieno è dell’avviso che le università pubbliche hanno il diritto di mantenere segreti i contratti con gli sponsor privati. «Un’università è innanzitutto un’istituzione pubblica. Ma è pure, sempre più, un’istituzione che compete a livello globale. Per essere almeno in parte competitivi bisogna dunque, a volte, essere più flessibili sul significato di trasparenza».

Un caso recente di sponsoring (finanziamento di una cattedra di economia sanitaria) che ha coinvolto la sua università e l’associazione farmaceutica Interpharma suggerisce come approcci diversi possano creare confusione. A differenza dell’università renana, sembra che Interpharma volesse pubblicare i dettagli del contratto. Delusa per l’atteggiamento poco trasparente dell’ateneo, l’associazione ha comunicato che l’accordo prevede un contributo di 500'000 franchi all’anno.

All’Università di Zurigo, l’atteggiamento sembra comunque essere mutato. In novembre, il rettore Andreas Fischer ha rassegnato le dimissioni nel quadro di un altro scandalo. L’8 dicembre, il rettore ad interim Otfried Jarren ha affermato al domenicale Schweiz am Sonntag che «la sponsorizzazione alle università è un caso limite poiché si tratta di dare e ricevere qualcosa in cambio: visibilità e presenza sul mercato. Non è sempre facile…». Ad ogni modo, ha detto, una forma di sponsoring come quella con UBS «non ci sarà mai più».

Università svizzere e Pentagono

Stando a una notizia apparsa sui giornali Der Bund e SonntagsZeitung, il Pentagono finanzia vari progetti di ricerca nelle università svizzere.

Negli ultimi due anni ha messo a disposizione oltre un milione di dollari per sostenere una dozzina di progetti di carattere militare nelle università di Zurigo, Berna e Neuchâtel.

Al Politecnico federale di Zurigo, le forze aeree degli Stati Uniti hanno finanziato con 200'000 dollari una ricerca di post-dottorato di tre anni per il miglioramento delle strutture dei velivoli. Una collaborazione militare criticata dal presidente e dal vicepresidente della Commissione parlamentare della scienza, dell’educazione e della cultura, i quali hanno chiesto di interromperla.

L’esercito statunitense ha pure finanziato un progetto sui detriti spaziali dell’Istituto di astronomia dell’Università di Berna. Secondo l’ateneo, si tratterebbe però di una ricerca di interesse civile, non militare.

Fine della finestrella


Traduzione dall’inglese di Luigi Jorio, swissinfo.ch


Link

Neuer Inhalt

Horizontal Line


subscription form

Abbonatevi alla nostra newsletter gratuita per ricevere i nostri articoli.

swissinfo IT

Unitevi alla nostra pagina Facebook in italiano

×