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Sondaggio UBS: per l'industria il peggio è passato

Le imprese tessili attraversano tutt'ora un periodo di crisi

(swissinfo.ch)

La seconda metà dell'anno sarà caratterizzata da una ripresa congiunturale generale. Unico neo: la forza del franco e la debolezza degli investimenti.

Dopo aver vissuto un primo trimestre difficile, l'industria svizzera dovrebbe avere superato il momento congiunturale più delicato: stando ad un sondaggio effettuato dall'UBS presso 300 aziende, gli affari sono migliorati in modo sostanziale fra aprile e giugno in quasi tutti i rami di attività. Ma i dipendenti devono rimanere in guardia: l'ondata di licenziamenti non è ancora finita.

Nei primi tre mesi dell'anno il 32 per cento delle imprese registrava un calo degli affari - un parametro calcolato sulla base delle commesse, della produzione e del fatturato - mentre nel secondo trimestre questa percentuale è scesa all'11 per cento. Il numero di imprese che annuncia commesse in calo è diminuito dal 36 al 12 per cento, e parallelamente le scorte sono state parzialmente ridotte, mentre le riserve di lavoro sono diminuite in modo meno sensibile che in precedenza.

Un rilancio generale

Tenendo conto di tutti gli indicatori rilevati dal sondaggio, nel secondo semestre l'industria ha superato il punto congiunturale più basso, scrive l'UBS. La media delle cifre presentate dalle imprese non è ancora positiva, ma la differenza fra quelle che si trovano in fase positiva e quelle in fase negativa indica che la ripresa c'è e che dovrebbe rinvigorirsi nel terzo trimestre.

Il rilancio interessa tutti i settori - con l'unica eccezione dell'industria grafica - ma si manifesta in modo più o meno marcato: le aziende alimentari sono in fase di vera e propria espansione, e anche la chimica, il settore orologiero e l'industria della carta sono tornati a presentare cifre in crescita. Continuano a soffrire le imprese tessili, del legno e dei mobili, nonché quelle dei beni strumentali, ma anche qui si vede la luce in fondo al tunnel.

L'UBS segnala però due ombre che offuscano un quadro in via di miglioramento: il vigore del franco e la persistente debolezza della domanda d'investimenti. Anche sul fronte dell'impiego, l'allarme non è rientrato: il 22 per cento delle imprese ha un numero di dipendenti inferiore a quello dell'anno passato, comunque 9 punti percentuali in meno rispetto alle aziende che rispondevano nello stesso modo tre mesi or sono.

Aumento della domanda estera

Per il terzo trimestre, l'industria si attende un aumento delle ordinazioni provenienti dall'estero, mentre la domanda interna dovrebbe segnare una stagnazione. Alcune società prevedono un aumento della produzione, mentre per quanto riguarda l'impiego non è atteso alcun cambiamento di tendenza. La ripresa rimane infatti ancora agli albori e un'impresa su nove giudica addirittura necessario effettuare nuovi tagli di impieghi fra luglio e settembre.

Anche l'indicatore congiunturale UBS ricavato dai dati raccolti nel sondaggio presenta una dinamica positiva per il terzo trimestre 2002. Questo indicatore fornisce l'evoluzione dell'industria rispetto all'andamento congiunturale generale e viene considerato un barometro della progressione del prodotto interno lordo, anticipando di sei mesi il passaggio ufficiale ad un nuovo ciclo congiunturale.

swissinfo e agenzie


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