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Sostegno italiano per i bilaterali CH-UE

Micheline Calmy-Rey soddisfatta dopo le assicurazioni ricevute dal collega italiano Franco Frattini

(Keystone)

Per la presidenza italiana dell'UE, il secondo pacchetto di accordi bilaterali tra Berna e i Quindici potrebbe venir siglato entro la fine dell’anno.

È quanto ha assicurato il ministro degli esteri italiano Franco Frattini alla consigliera federale Micheline Calmy-Rey, in visita a Roma.

La Svizzera comincia a crederci. Entro la fine dell’anno l’UE potrebbe sottoscrivere gli accordi bilaterali bis con Berna.

È quanto è emerso dall’incontro avvenuto lunedì a Roma fra la ministra degli esteri elvetica, Micheline Calmy-Rey, e il capo della diplomazia italiana, Franco Frattini.

Sul tavolo ancora alcuni problemi relativi alla fiscalità e al contrabbando, come pure la questione dell’immigrazione clandestina. Le prospettive sembrano comunque incoraggianti.

Europei di fatto

E’ stato nella splendida Villa Madama, che il ministro degli esteri italiano ha accolto la consigliera federale Micheline Calmy-Rey. In agenda soprattutto la conclusione dei cosiddetti bilateriali due fra Svizzera e Ue.

“Noi consideriamo la Svizzera Europa di fatto, anche se non di diritto” ha dichiarato Frattini nella conferenza stampa conclusiva, dando il polso degli incontri che sono stati prima di tutto molto amichevoli.

Una volontà comune di ritrovarsi, dopo che i rapporti fra i due paesi si erano un po’ raffreddati, specialmente durante le polemiche sulle rogatorie e lo scudo fiscale.

“Con l’Italia non siamo solo vicini ma siamo anche ottimi amici. In Svizzera vivono almeno 300 mila italiani, abbiamo dunque rapporti ufficiali ma anche importanti relazioni umane” ha ribadito Micheline Calmy-Rey.

Road map per i bilaterali

Ma non ci si è limitati a farsi i complimenti di rito. Dall’incontro sono emersi diversi aspetti concreti.

In particolare, il ministro Frattini ha affermato che è oltremodo realistico prevedere una conclusione, entro la fine dell’anno, del secondo pacchetto di accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE.

“Si tratta di stabilire una specie di road map, fra i tecnici dei rispettivi ministeri” ha detto Frattini “per poi mettere a novembre attorno allo stesso tavolo la presidenza UE, Berna e la Commissione europea, in modo da chiudere i nove dossier entro dicembre”.

Staffette svizzere a Roma

Per la seconda volta in poche settimane, la diplomazia elvetica fa tappa a Roma. In luglio il presidente della Confederazione Pascal Couchepin, ora la ministra degli esteri.

Una navetta che sembra dare i propri frutti. Ne è convinta anche la ministra Calmy-Rey.

“E’ realistico pensare che si possa firmare entro dicembre. La presidenza italiana ci sta mettendo tutto il suo peso. Tutti i dossier dei bilaterali bis sono praticamente conclusi. Restano da risolvere le questioni legate alla collaborazione giudiziaria e al diritto d’asilo, così come la lotta al contrabbando”.

Berna dunque comincia a crederci seriamente. A dicembre potrebbe portarsi a casa un accordo globale sui dieci dossier che riguardano alcuni ambiti importanti come l'apertura delle frontiere ai servizi, la doppia imposizione fiscale, l’accordo per la lotta al contrabbando e la gestione dell’immigrazione clandestina.

I problemi sono “assolutamente risolvibili” ha osservato Micheline Calmy-Rey che, con la tappa a Roma, ha concluso un viaggio di 5 giorni in Austria, Bosnia-Erzegovina, Serbia-Montenegro e Italia.

Sostegno anche austriaco

Nei giorni scorsi, la ministra elvetica degli esteri aveva ottenuto anche dal governo austriaco dichiarazioni di sostegno ad un rapido epilogo delle trattative bilaterali.

Al termine di un incontro a Vienna, la responsabile della diplomazia austriaca, Benita Ferrero-Waldner, si era espressa in favore di una soluzione globale per i nuovi accordi negoziati tra Svizzera e UE.

Nel corso della sua visita in Bosnia-Erzegovina e in Serbia-Montenegro, Micheline Calmy-Rey si è soffermata soprattutto sulla situazione politica ed economica nei Balcani.

La ministra elvetica degli esteri ha sottolineato la necessità di migliorare la cooperazione con i paesi dell’ex-Jugoslavia, allo scopo di favorire la transizione democratica, lo stato di diritto e lo sviluppo economico.

swissinfo, Paolo Bertossa, Roma

Fatti e cifre

1999 firma del primo pacchetto di accordi bilaterali CH-UE
2000 il testo dei trattati è approvato dal popolo svizzero
2002 i 7 accordi bilaterali entrano in vigore
2002 CH e UE avviano un nuovo round di negoziati (bilaterali 2)

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In breve

Le nuove trattative bilaterali concernono alcune questioni rimaste in sospeso dopo la conclusione del primo pacchetto di accordi: i servizi, le pensioni, i prodotti agricoli trasformati, l'ambiente, la statistica, i media, l'educazione, la formazione professionale e i programmi a favore dei giovani.

Vi figurano inoltre due temi proposti dall'Unione europea: la lotta contro la frode e la tassazione sui redditi da risparmio.

L'ultimo dossier, richiesto dalla Svizzera, riguarda la collaborazione in materia di polizia, giustizia, asilo e migrazione nel quadro dei trattati di Schengen e di Dublino.

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