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Statuto di rifugiato anche per le vittime del terrorismo?

Per il direttore dell'Ufficio federale dei rifugiati, bisogna adattare la prassi svizzera a quella europea Keystone

Il direttore dell'Ufficio federale dei rifugiati (UFR) Jean-Daniel Gerber vorrebbe concedere l'asilo non più soltanto a chi è perseguitato da uno Stato, ma anche a chi è perseguitato tout court, per esempio da «gruppi di terrore».

Questo contenuto è stato pubblicato il 28 maggio 2001 - 10:57

Gerber si esprime in tal senso in un'intervista pubblicata dal quotidiano zurighese «Tages Anzeiger». A suo avviso non sarebbe necessario modificare «di una virgola» la legge attuale. L'UFR sta valutando quali conseguenze la nuova pratica d'asilo avrebbe: di quanto potrebbero aumentare le richieste e quanto verrebbe a costare. Una volta conclusa la valutazione Gerber sottoporrà la questione alla responsabile del Dipartimento di giustizia e polizia Ruth Metzler. «Spero - afferma - che la decisione cadrà nei prossimi mesi».

Attualmente in Svizzera, l'asilo può essere concesso unicamente se il richiedente ha subìto violenza da parte delle autorità o da organi dello Stato. All'attuale cosiddetta «teoria della responsabilità», Gerber vorrebbe sostituire quella che chiama la «teoria della protezione»: lo status di rifugiato sarebbe riconosciuto a chiunque «ha reale bisogno» di protezione, ossia a chiunque sia minacciato nella sua vita e incolumità fisica, «sia da parte dello Stato sia per esempio da parte di gruppi di terrore non statali».

Secondo Gerber la maggior parte dei paesi d'accoglienza europei si attiene ormai alla «teoria della protezione», caldeggiata anche dall'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Questa teoria - afferma il capo dell'UFR - meglio si addice all'attuale realtà di guerre civili nel mondo.

swissinfo e agenzie

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