Sulle rive del lago Maggiore rinasce la produzione vinicola

Il Merlot ticinese è ormai entrato nel novero dei vini di qualità; ora al di là del Verbano si vuole seguire l'esempio Keystone Archive

Il progetto è ambizioso: recuperare decine di ettari di vigneti ormai abbandonati e rilanciare la viticoltura di qualità anche sulla sponda lombarda del Verbano. L'iniziativa è partita dalla Coldiretti di Varese che suggerisce di prendere come modello il Ticino. La produzione vinicola del Cantone, difatti, oltre ad essersi affermata nell'economia della regione comincia a riscuotere notevoli apprezzamenti anche sui mercati esteri.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 aprile 2001 - 12:50

Terreni e condizioni climatiche sono identiche, e per di più le rive italiane del Verbano vantano per i vini una tradizione secolare, ma che purtroppo negli ultimi cinquant'anni si è andata progressivamente perdendo. Per Ignazio Bonacina, direttore dell'associazione varesina degli agricoltori ci sarebbero almeno un'ottantina di ettari di vigneti da rimettere in sesto per rilanciare un'invitante gamma di uve di pregio, come Bonarda, Barbera, Dolcetto, Malvasia. Nomi diventati famosi in altre province, ma che anche qui hanno ottime radici, a cui si può aggiungere il Vespolino, una qualità unicamente locale ormai a rischio di estinzione.

"Rispetto al Ticino partiamo avvantaggiati poiché là hanno dovuto piantare i filari ex novo, noi dovremmo solo ripulirli" ha dichiarato Bonacina al Corriere della Sera. Per il direttore della Coldiretti ci sono tutti i presupposti per arrivare al traguardo del riconoscimento del marchio doc per i vini del lago Maggiore. Magari eleggendo proprio il Vespolino a simbolo della nuova viticoltura varesina. Insomma, se ci sono riusciti in Ticino perché non dovremmo farcela anche noi, si chiedono parecchi agricoltori della zona che cominciano a guardare a vitigni e botti come ad un possibile affare.

Iniziativa interessante, secondo il grande enologo italiano Luigi Veronelli che, dalle colonne del quotidiano milanese, però avverte: per farsi largo sul mercato bisogna produrre vini importanti. Perciò, bisogna prima studiare bene terreni e viti per vedere se sono in grado di garantire ancora vini di prestigio. Veronelli invita a guardare all'esperienza ticinese: grande lavoro e tanto impegno nelle vigne, in compenso un Merlot che di anno in anno cresce di qualità.

Che la viticoltura nel cantone nel giro di appena un decennio abbia fatto passi da gigante, lo dimostra il successo del Merlot ticinese. Numerosi i riconoscimenti assegnati ad alcuni marchi in concorsi internazionali e sempre più frequenti le segnalazioni su autorevoli guide e riviste enologiche. Etichette come Sassi Grossi, Riflessi d'epoca, Rubro, Purparatum e Baiocco sono oggi vantate da noti gourmets e somelier anche negli altri paesi.

Dopo anni di dure fatiche, gli affari girano e all'ombra dei tralci ticinesi fermentano nuove iniziative per consolidare qualità, fama e spazi di mercato. Così, quattro dei più noti produttori del Cantone, Brivio, Delea, Gialdi e Tamborini - assieme una produzione di quasi due milioni di bottiglie - hanno dato vita a Swiss Premium Wine. Obiettivi dell'associazione migliorare ulteriormente la qualità dei loro vini, garantire un prezzo giusto per i consumatori e aprirsi su nuovi mercati. Per festeggiare questa alleanza vinificheranno una prestigiosa cuvée di Merlot che sarà commercializzata l'anno prossimo. Impegno comune pure nel promuovere ricerca e formazione professionale, convegni e pubblicazioni sul vino

E da Locarno, intanto, l'editore Rezzonico lancia una nuova rivista in italiano e tedesco: TicinoVino-Wein, quadrimestrale tutto dedicato ai piaceri di Bacco. Sul primo numero, che sarà presentato ufficialmente il 24 aprile, un ampio spaccato del panorama vinicolo cantonale: case di produzione, bilancio della vendemmia dell'anno scorso, rubriche e servizi sull'arte del bere.

Libero D'Agostino

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