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Svizzera, anni '50 Il sogno americano nell'architettura alpina

Anni cinquanta. La valle Leventina, nell'alto canton Ticino, e il complesso alberghiero di Bürgenstock, sull'omonima montagna tra Nidvaldo e Lucerna, hanno all'apparenza un'unica cosa in comune: trovarsi nelle Alpi. La prima è regione rurale e di transito, la seconda meta di villeggiatura per un pubblico illustre, nota per i suoi hotel. Eppure, è proprio nell'architettura che i due luoghi trovano un riferimento comune: è il “sogno americano”.

I fratelli Aldo e Alberto GuscettiLink esterno, architetto e ingegnere, non erano mai stati oltreoceano. Nondimeno, influenzati da riviste specializzate, progettarono e realizzarono in Leventina case che si scostavano notevolmente dalla tradizione locale, con sopraelevazioni e rotazioni dei volumi ispirate all'architettura nordamericana. Il loro spirito d'apertura verso il mondo non mancò di scontrarsi con le perplessità dei ticinesi di allora, ma quelle opere giovanili -i Guscetti avevano meno di 30 anni, quando sorsero le ville, lo studio tecnico e la stazione di servizio lungo la strada cantonale ad Ambrì- catturano l'attenzione ancora oggi.

L'albergatore Fritz Frey, invece, era giusto rientrato da un viaggio in America quando decise di rinnovare il complesso alberghiero sul BürgenstockLink esterno -ereditato dal padre e dalla Belle Époque- con costruzioni a padiglione. Fece edificare tra l'altro la caratteristica piscina reniforme con annesso bar subacqueo, gli spogliatoi disposti in circolo, l'emporio Bürgenstock-Bazaar, una stazione meteorologica e la Casa del ricamo. Frey si avvalse dell'aiuto di architetti lucernesi, ma apportò personalmente molte idee e tracciava volentieri gli schizzi per le nuove edificazioni.

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La villa di Giovanni Guscetti e un particolare del bar subacqueo del Bürgenstock. Dal catalogo della mostra 'Il sogno americano- Architettura nelle Alpi negli anni '50'.

La villa di Giovanni Guscetti e un particolare del bar subacqueo del Bürgenstock. Dal catalogo della mostra 'Il sogno americano- Architettura nelle Alpi negli anni '50'.

(In senso orario, da sinistra: Lea Hepp [2016], Hans Steiner, Willi Borelli [1958])

Queste due oasi architettoniche sono protagoniste di un'esposizione intitolata 'Il sogno americano – Architettura nelle Alpi negli anni '50'. Alle immagini d'epoca e ai progetti originali sono contrapposti gli scatti della primavera del 2016 che documentano lo stato attuale dei manufatti.

Una mostra che, in occasione dell'apertura della Nuova ferrovia transalpina, unisce i due versanti del San Gottardo. La cittadina di Stans, che l'ha allestita e proposta in autunno al Nidwaldner MuseumLink esterno, passa il testimone a quella di Biasca, dove l'esposizione è visitabile fino al 2 luglio 2017 a Casa Cavalier PellandaLink esterno.

Vi è poi, naturalmente, il collegamento tra la Leventina e il Bürgenstock. “Pur essendo sorti in due mondi tra loro separati”, scrivono Marcel Just e Gerold Kunz nell'introduzione al catalogo della mostra, “gli edifici dei fratelli Guscetti offrono molteplici spunti di confronto con le piccole edificazioni sul Bürgenstock. E non si tratta soltanto dell'impiego di materiali naturali come legno, pietra naturale, calcestruzzo e vetro, anche la loro posizione nel contesto alpino è simile."

"Il loro denominatore comune può essere riconosciuto nella nascita di una tendenza di rinnovamento peculiare degli anni del dopoguerra, pervasi da un forte ottimismo. Essa è influenzata dalla cultura popolare americana, da uno stile di vita che voleva riportare colore e allegria nel grigiore quotidiano -in molteplici ambiti- e che sapeva, senza alcuna inibizione, mescolare 'high and 'low'.”

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