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Svizzera all'avanguardia nella lotta contro la malaria

La Svizzera è uno dei Paesi maggiormente impegnati nella lotta contro la malaria, una malattia ancora molto diffusa in Africa, Asia ed America Latina e che ogni anno colpisce 500 milioni di persone, uccidendone oltre 1 milione, la maggior parte bambini. Punte di diamante della lotta svizzera contro questo flagello sono l'Istituto tropicale svizzero di Basilea attivo con le sue ricerche dal 1943 e la Direzione dello sviluppo e della cooperazione attraverso i suoi programmi sanitari.

Questo contenuto è stato pubblicato il 25 aprile 2001 - 08:44

Ad accendere i fari dell'attualità sulla malaria è la prima edizione dell'African Malaria Day, indetto congiuntamente dall'Organizzazione mondiale della sanità, dall'Istituto tropicale svizzero e dall'Ospedale cantonale di Losanna, che si celebra mercoledì 25 aprile. Una data, questa, scelta per ricordare come proprio nello stesso giorno lo scorso anno i capi di Stato africani, riuniti ad Abuja, in Nigeria, avevano deciso di lottare con tutte le loro energie contro questo flagello che, annualmente, costa loro l'1,3 percento del prodotto interno lordo, una cifra superiore a quanto ricevuto nell'ambito della cooperazione allo sviluppo.

In Svizzera per sottolineare l'importanza di questo avvenimento l'Istituto tropicale svizzero ha assegnato per la prima volta martedì, vigilia dell'African Malaria Day, il premio Rudolf Geigy (in onore del suo fondatore) al dottor Fred Binka, un ricercatore del Ghana specializzatosi nel campo della malaria. E proprio l'Istituto tropicale svizzero di Basilea ha brevettato uno dei sistemi più efficaci di lotta contro la malaria: una zanzariera impregnata con insetticidi repellenti, innocui per l'uomo e per l'ambiente, ma letali per la zanzara anofele, il veicolo che trasmette all'uomo con la puntura un parassita chiamato Plasmodium, responsabile di provocare la malattia con febbri, anemia e tumore alla milza.

L'area di distribuzione della malaria è immensa e il suo diffondersi nelle regioni tropicali e subtropicali rende molto vasto il quadro della diagnosi differenziale, nel senso che la dove è presente, necessita che ogni caso venga differenziato rispetto ad altri, procurati non dal plasmodio della malaria ma da altri germi, virus e parassiti. In Svizzera questa malattia era diffusa in varie aree fluviali ed acquitrinose fino alla metà dell'Ottocento, anche se va detto che le zanzare vettori della malaria sono tuttora presenti, per cui non è escluso che un giorno la malattia possa di nuovo riemergere. Da precisare comunque che ogni anno nella Confederazione si contano oltre 300 casi di questa malattia tra tra i circa 700 mila turisti elvetici che si recano nelle regioni endemiche della malaria.

Nella Tanzania meridionale la Direzione dello sviluppo e della cooperazione svizzera ha avviato nel 1996 un progetto che ha finora portato all'installazione di oltre 65 mila zanzariere. Un programma di prevenzione sanitaria che, considerati i positivi risultati, verrà esteso all'intera Tanzania.

"I due settori nei quali il lavoro dell'Istituto tropicale svizzero è considerato all'avanguardia -ha precisato a swissinfo l'epidemiologo Christian Lengeler- sono i test sui nuovi vaccini contro la malaria, come l'SPf66 ed il vaccino australiano Combination B e la lotta con le zanzariere impregnate con insetticidi. In quest'ultimo caso abbiamo ottenuto degli ottimi risultati, constatando che le zanzariere sono efficaci, accettate nelle comunità dove vengono installate e che, soprattutto, sono economicamente alla portata dei Paesi poveri dove la malattia è endemica".Con le zanzariere negli esperimenti effettuati su mezzo milione di persone abbiamo potuto ridurre la mortalità, soprattutto infantile, del 27 percento".

I vaccini attualmente allo studio sono cinque, ma per la loro commercializzazione si dovranno attendere ancora diversi anni. "Allo stadio attuale della ricerca -precisa Christian Langeler- si dovrà attender almeno fino al 2010 per avere un vaccino funzionale, ossia distribuibile su larga scala." L'industria farmaceutica, nonostante le pressioni della comunità internazionale, non sembra giudicare redditizia la malaria, dal momento che, come ha rivelato Alison Mack su The Scientist il 12 maggio 1967, "per la ricerca investe circa 100 franchi per ogni vittima contro i mille nel caso dell'asma ed i 5 mila per l'Aids".

In un domani l'arma per combattere la malaria potrebbe venire dall'ingegneria genetica con l'aiuto della quale i ricercatori stanno tentando di creare zanzare portatrici di geni estranei che proteggono dall'infezione. In attesa delle zanzare geneticamente trasformate la malattia viene efficacemente combattuta, a livello preventivo, con le zanzariere impregnate di insetticidi messe a punto dall'Istituto tropicale svizzero di Basilea ed installate grazie alla collaborazione finanziaria della Direzione dello sviluppo e della cooperazione elvetica.

Sergio Regazzoni

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