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Mostrandosi intransigenti sul dossier europeo i sindacati si comportano in modo non democratico. È l'accusa lanciata dal presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) Herbert Scheidt.

KEYSTONE/TI-PRESS/GABRIELE PUTZU

(sda-ats)

Mostrandosi intransigenti sul dossier europeo i sindacati si comportano in modo non democratico.

È l'accusa lanciata dal presidente dell'Associazione svizzera dei banchieri (ASB) Herbert Scheidt, che mette in guardia anche l'intera popolazione svizzera: "lo status quo cui ci stiamo aggrappando si sta sgretolando".

Le relazioni con l'Unione europea - spiega Scheidt in un'intervista pubblicata oggi sul sito della Handelszeitung - si basano su contratti firmati 20 anni or sono: allora l'Ue era un'altra cosa, oggi ha nuovi membri che guardano in modo diverso alla via bilaterale.

Bruxelles punta a "sistematizzare e semplificare" le intese. "La Svizzera deve essere pronta a dare qualcosa, se vuole l'accesso al mercato europeo", si dice convinto il manager 66enne con studi in Inghilterra e Stati Uniti che oggi presiede la banca Vontobel.

"Senza questo accesso il benessere del paese ne risentirebbe, di questo devono essere coscienti i cittadini". Chi pensa di poter evitare i compromessi - afferma il dirigente che per 20 anni ha lavorato presso Deutsche Bank - deve rendersi conto che l'architettura attuale si sta sgretolando.

"La Svizzera ha bisogno di certezza del diritto e per averla serve un accordo quadro", insiste Scheidt. "Trovo estremamente antidemocratico che istituzioni importanti, e fra queste metto i sindacati, rifiutino il dialogo".

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SDA-ATS