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Swisscom e altre società denunciate per ecologismo di facciata

Secondo l'organizzazione dei consumatori i piani di compensazione delle emissioni di CO2 non devono permettere alle aziende di puntare su argomenti ecologici, nelle loro pubblicità. KEYSTONE/MELANIE DUCHENE sda-ats

(Keystone-ATS) Swisscom, Coca-Cola Svizzera e altre sei imprese elvetiche praticano un ecologismo di facciata che non è legale: ne è convinta la Fondazione per la protezione dei consumatori (Stiftung für Konsumentenschutz, SKS), che ha sporto denuncia.

SKS ha chiamato in causa la Segreteria di Stato dell’economia (Seco), ravvisando quella che considera una violazione della legge federale contro la concorrenza sleale (LCSl).

L’organizzazione ritiene che le affermazioni pubblicitarie sulla neutralità climatica delle società in questione siano ingannevoli. “I consumatori vengono raggirati”, afferma la direttrice di SKS Sara Stalder, citata in un comunicato odierno.

Sempre più prodotti e servizi vengono pubblicizzati con slogan verdi, constata l’organismo. Ad esempio, gli abbonamenti di telefonia mobile sono definiti “neutrali dal punto di vista climatico”, l’olio da riscaldamento “neutrale dal punto di vista delle emissioni di CO2” e persino la pappa per bambini “positiva dal punto di vista climatico”.

“La diffusione inflazionata di affermazioni sull’efficacia climatica di prodotti e servizi suscita scetticismo: infatti, un’analisi di SKS su diversi esempi mostra che molte affermazioni pubblicitarie sono esagerate o addirittura infondate”, si legge nella nota. “Non sono né spiegate in modo più dettagliato né dimostrate”.

Contro le otto imprese nel mirino (oltre a Swisscom e Coca-Cola Svizzera figurano lo zoo di Zurigo, la società di autonoleggio Avis, l’agenzia di viaggi Eliteflights, il distributore di nafta per riscaldamento Kübler, il gruppo specializzato nell’alimentazione dei bebè Hipp e l’agente immobiliare Agent Selly) la fondazione ha quindi fatto scattare in totale undici denunce: otto, presso la Seco, per mancato rispetto della LCSI; e tre, presso la Commissione svizzera per la lealtà (organo di autocontollo del settore pubblicitario), per pubblicità sleale.

La SKS si aspetta “un’azione decisa da parte dei rispettivi organi”. Ma non solo: secondo l’organizzazione la Confederazione deve emanare regole chiare per le promesse pubblicitarie riguardo alla protezione climatica. Il parlamento dell’Ue si sta già muovendo e “non c’è ragione che giustifichi il fatto che il consumatore elvetico sia meno difeso di quello europeo in relazione alle ingannevoli promesse climatiche”. Il legislatore deve finalmente agire, viene argomentato.

Nel dettaglio, stando a SKS gli impegni per il clima avanzati dalle imprese messe sotto accusa possono essere raggiunti solo attraverso la compensazione delle emissioni di CO2. Le aziende stesse non fanno nulla, pagano affinché altri compensino. “In altre parole, la protezione del clima diventa compito di altri”, si rammarica la fondazione. La compensazione avviene preferibilmente all’estero, ad esempio sotto forma di progetti che proteggono le foreste dalla deforestazione o forniscono nuovi tipi di fornelli: l’effetto di questi interventi è difficilmente comprensibile per i consumatori. Inoltre, i progetti forestali sono pesantemente criticati, ricorda SKS: diversi studi scientifici concludono che cambiano poco nella concentrazione di CO2 nell’atmosfera.

Interrogate dal Tages-Anzeiger, che sul tema in questione riferisce già oggi, prima della diffusione del comunicato della SKS, alcune delle aziende criticate hanno riconosciuto che il concetto di neutralità climatica è opinabile. Altre hanno invece difeso in toto il loro operato, ribadendo di considerarsi neutrali dal punto di vista climatico o asserendo addirittura di fornire un contributo positivo.

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