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Test antidroga ai dipendenti delle FFS

Anche i controllori da dicembre devono sottoporsi ai test antidroga

(Keystone)

Il personale delle Ferrovie federali svizzere (FFS) di età inferiore ai 40 anni attivo in ambiti sensibili deve subire un test antidroga obbligatorio.

L'incaricato federale alla protezione dei dati si dice scettico, mentre un esperto di diritto del lavoro ritiene il provvedimento illegale.

Da alcuni mesi, le Ferrovie federali svizzere eseguono test antidroga a tappeto e pretendono dal personale di età inferiore ai 40 anni attivo in ambiti sensibili la rinuncia totale agli stupefacenti, quindi anche ad un solo spinello fumato nel tempo libero.

La prassi, già in vigore da mesi e stata rivelata venerdì sera da un servizio della trasmissione "10 vor 10" della televisione svizzero tedesca SF.

Le FFS optano per la tolleranza zero nei confronti degli stupefacenti: dallo scorso dicembre i controlli dell'urina, riservati in precedenza solo ai macchinisti, sono stati estesi ad altre categorie professionali, come i controllori e gli operai che gestiscono i binari, ha spiegato il portavoce Roland Binz.

Dichiarazione di rinuncia

Chi risulta positivo ai test che vengono effettuati nell'ambito di un periodico esame dello stato di salute, deve firmare una dichiarazione in cui si impegna a rinunciare agli spinelli o ad altre droghe anche nel tempo libero.

Le FFS ritengono meno diffuso il consumo di sostanze stupefacenti da parte dei dipendenti più anziani, ragione per cui i lavoratori ultraquarantenni sono sottoposti a controlli solo se vi sono sospetti.

Secondo Binz, è chiaro che non tutti i dipendenti sono felici per questi test. La trasmissione "10 vor 10", del resto, ha esposto anche il caso di una ex collaboratrice per nulla contenta.

"Non trovo corretto che le FFS ficchino il naso nella vita privata dei loro dipendenti, quando questi hanno lavorato per dieci anni senza causare alcun problema: se invece insorgono difficoltà allora sì che si potrebbe andare a cercare il motivo", ha affermato nel servizio televisivo Esther Lauper, una donna controllore finita nelle maglie del test dopo aver fumato uno spinello durante le vacanze.

Illegale?

Una posizione che trova il sostegno del professor Thomas Geiser, docente di diritto del lavoro all'università di San Gallo: a suo avviso, il dipendente delle FFS si impegna a mettersi a disposizione al 100% mentalmente e fisicamente durante il servizio, ma non deve accettare che l'azienda organizzi anche la sua vita privata.

"Viviamo in una società libera, non può esistere un rapporto di sudditanza", sostiene l'esperto. Secondo Geiser, l'agire delle FFS viola quindi la legge.

Misura sproporzionata

Sull'argomento è giunta anche la presa di posizione dell'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT) Hanspeter Thür, che esprime serie perplessità sui controlli. Si tratta a prima vista di una misura sproporzionata che non centra nemmeno l'obiettivo.

Per professioni in cui si richiede un elevato grado di sicurezza, come per esempio per i macchinisti, gli esami antidroga possono entrare in considerazione, ha affermato Thür.

"Non riesco però a capire perché si limiti il test alle sole droghe illegali", si chiede Thür: l'alcol potrebbe essere un problema ben maggiore. L'IFPDT non coglie nemmeno il senso della soglia dei 40 anni fissata dalle FFS: vi sono sicuramente anche dipendenti più anziani che fanno uso di stupefacenti, si dice convinto Thür.

Inaccettabili appaiono infine le conseguenze per la vita privata dei lavoratori. "Non afferro come il consumo di cannabis nel tempo libero possa rappresentare un rischio alla sicurezza mesi più tardi (tracce dell'uso di cannabis si possono trovare nell'urina anche due mesi dopo il consumo)", afferma il funzionario.

L'incaricato federale intende ora valutare la legalità dei test. Se le FFS forniranno risposte plausibili, nessuno dirà nulla contro i controlli. "Al momento ho però dei dubbi che sarà così", precisa Thür.

swissinfo e agenzie

Il caso Roche

Le Ferrovie federali svizzere non sono la prima grande azienda in Svizzera che vuole eseguire dei test antidroga a larga scala sui suoi dipendenti.

Nel 2000, l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza era già intervenuto nei confronti della Roche, che eseguiva dei test dell'urina sui suoi apprendisti.

L'IFPDT aveva chiesto la revoca di questi controlli, ma la multinazionale farmaceutica di Basilea aveva rifiutato.

La Roche aveva poi fatto marcia indietro solo quando la Commissione federale della protezione dei dati aveva decretato che la misura era sproporzionata e violava la personalità dei suoi dipendenti.

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