Ticino e Romandia in prima linea nella difesa dei formaggi artigianali

Per le piccole aziende familiari continuare a lavorare il latte con sistemi tradizionali diventa sempre più difficile Keystone

I due cantoni sono stati i primi in Svizzera a mobilitarsi per la campagna internazionale lanciata dall'Alleanza europea per i prodotti artigianali a latte crudo e sostenuta dal movimento Slow Food. In Ticino per tutelare i prodotti tipici della tradizione casearia si è mosso l'Ateneo del Vino di Mendrisio e in meno di un mese sono stati raccolte diverse centinaia di firme, tra cui quelle della stragrande maggioranza dei membri del parlamento e di alcuni consiglieri di Stato.

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 marzo 2001 - 10:45

La sopravvivenza dei formaggi freschi, non pastorizzati, in tutti i Paesi è ormai minacciata da leggi sanitarie e divieti che ne rendono sempre più difficoltosa la produzione per le piccole aziende familiari che continuano a lavorare il latte con sistemi tradizionali. Secondo Giorgio Canonica, gran consigliere dei Verdi ticinesi e promotore della campagna assieme a Luca Cavadini di Slow Food, il rischio è che, con una regolamentazione iper igienista, la produzione di questi formaggi sia monopolizzata dai grandi gruppi alimentari, con una massificazione del prodotto e del gusto.

Per scongiurare questa prospettiva è scattata nel Vecchio Continente la raccolta delle firme per il Manifesto dell'Alleanza europea con cui si vuole fare pressione sui governi nazionali e su Bruxelles. "Nel canton Ticino - afferma Canonica - in pericolo potrebbero essere formaggini, robiole, formaggelle o altri prodotti a pasta molle più sensibili alle contaminazioni batteriche rispetto ai formaggi stagionati. Sarebbe peccato vederli snaturare o scomparire del tutto, visto che ci sono tante piccole aziende che danno continuità alla produzione e che c'è una buona domanda di mercato sia da parte dei privati che dei ristoratori".

Per Canonica si potrebbe allentare la rigida normativa e tutelare al tempo stesso i consumatori, indicando sui formaggi freschi il tipo di produzione, il latte utilizzato e altre informazioni, come del resto avviene in Francia, dove, peraltro, la Denominazione di origine protetta (Dop) è stata estesa a gran parte della produzione casearia.

In Ticino è stata da tempo avviata la procedura per il riconoscimento del marchio Dop ma solo per i formaggi d'alpe, alcuni dei quali, come Piora, Valle Maggia, Bedretto o il Pesciüm sono sempre più apprezzati anche all'estero. Oggi 120 alpi ticinesi, su un totale di 253, che producono latte e formaggi si stanno adeguando alle norme europee sulla qualità.

Il settore negli ultimi tempi ha conosciuto un notevole rilancio: ogni anno 4 milioni di chili di latte, pari a 4.000 quintali di formaggi, 135 mila chili di burro, più di tremila vacche e altrettante capre, un migliaio di occupati durante la stagione alpestre, e soprattutto un lavoro e una presenza inestimabile per la tutela dell'ambiente e del territorio montano.

Libero D'Agostino

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