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Tra amarezza e disillusione

Il governo Prodi è caduto in Senato, dove sono mancati due voti vitali

(Keystone)

La nuova crisi politica innescatasi in Italia suscita numerose reazioni anche nella folta comunità italiana in Svizzera e nei suoi rappresentanti a Roma.

Al di là degli schieramenti politici, sono comuni sentimenti di amarezza e disillusione nei confronti di un paese che fatica a dare un'immagine affidabile di sé.

"Il paese del carnevale". Questo il titolo scelto da Pasquale Sacino, direttore del settimanale 'Rinascita' di Bienne (canton Berna), per aprire il nuovo numero della rivista in riferimento alla situazione politica italiana.

"Con i numeri scaturiti dalle elezioni di aprile era senz'altro difficile far nascere una maggioranza stabile ma ciò che mi preoccupa è che l'Italia continua a diffondere l'immagine di paese non affidabile", commenta amareggiato Sacino.

"Tutto quello che si riesce a produrre e creare tramite l'impegno e l'abnegazione della gente per bene viene vanificato dalla classe dirigente, che non riesce ad essere rappresentativa", aggiunge. "Sembra di assistere ad uno spettacolo: quel che conta è apparire".

Amareggiato pure il senatore Claudio Micheloni (Unione), uno dei tre rappresentanti a Roma eletti dalla comunità italiana in Svizzera.

"Sono molto deluso", dichiara Micheloni. "È irreale che il governo sia caduto proprio sulla politica estera, un ambito nel quale aveva ottenuto ottimi risultati contribuendo a rilanciare l'Italia nel mondo".

Meno critico Luciano Alban, presidente del Comitato degli italiani all'estero di Zurigo (Comites). "L'attuale crisi rappresenta un passaggio necessario, e fors'anche utile, per chiarire le posizioni di tutti", dice a swissinfo. "Prima o poi sarebbe dovuto accadere. È tuttavia sorprendente che il governo Prodi sia durato soltanto 281 giorni".

Troppi voti sparsi

Le crisi ed i ribaltoni di governo non sono certo una novità per l'Italia. Il solo Romano Prodi era già stato costretto a dimettersi formalmente da capo del governo nel 1997 e nel 1998.

Secondo il deputato Franco Narducci (Unione), proveniente dal canton Argovia, più che alla presunta inaffidabilità della classe politica, l'ormai cronica instabilità italiana è dovuta alla divisione del paese e all'insufficiente maturità politica degli elettori.

"In Svizzera nessuno si sogna di votare partitini allo 0.5%", dice Narducci a swissinfo. "L'elettorato italiano invece continua a votare un numero indefinito di schieramenti. In questa nebulosa è difficile garantire la stabilità. Ciò vale sia per il centro-sinistra che per il centro-destra".

Al proposito, Pasquale Sacino rileva come, al momento di votare, molti cittadini italiani si comportino come nello sport: "Sono tifosi di una parte o dell'altra e votano senza valutare bene se le persone alle quali attribuiscono le loro preferenze saranno poi in grado di governare il paese", spiega.

Legge elettorale da rivedere?

La fragilissima maggioranza di cui disponeva alle camere, aveva costretto fin dall'inizio il governo Prodi a vivere sul filo del rasoio. "Ma non c'erano alternative. Nemmeno l'opposizione disponeva dei numeri per governare", sottolinea Narducci.

Questo, secondo Micheloni e Narducci, è la conseguenza della legge elettorale attualmente in vigore. Per entrambi, il peggiore scenario attuale sarebbe dunque quello di andare in fretta e furia verso nuove elezioni senza prima affrontare il nodo del sistema d'attribuzione dei seggi ai diversi schieramenti.

Secondo la maggior parte degli interlocutori, dalle consultazioni in atto al Quirinale potrebbe scaturire un Prodi-bis.

"In modo da allargare la base di consensi per il nuovo governo, è possibile che il centro-sinistra tenterà di valutare le posizioni dell'Udc di Casini, distanziatosi dalla Casa delle libertà di Berlusconi", azzarda Luciano Alban. "Ci sono dunque diverse nuove variabili che potrebbero entrare in gioco".

Gli "svizzeri" a Roma

La legislatura in corso ha visto per la prima volta l'assegnazione di seggi in parlamento anche a candidati che risiedono all'estero. Complessivamente gli italiani espatriati hanno potuto eleggere 6 senatori e 12 deputati (3 dalla Svizzera). Con quali risultati concreti?

"Il bilancio è positivo", rileva Narducci. "Non soltanto siamo stati determinanti nel sostegno al governo Prodi ma per la prima volta le risorse finanziarie destinate agli italiani all'estero sono aumentate".

Negli scorsi mesi, la comunità italiana risiedente in Svizzera si era mobilitata riuscendo a scongiurare la soppressione di Rai 1 dall'offerta analogica via cavo di Cablecom. "In quel caso, l'azione è partita dal Comites di Zurigo. Ma il peso dei nostri rappresentanti a Roma si è fatto sentire", aggiunge Alban.

Secondo Sacino invece il gran merito del successo nel caso Cablecom va ai Comites e alla sensibilità del ministro delle comunicazioni elvetico Moritz Leuenberger.

"I nostri politici, lo dicono loro stessi, sono prigionieri delle segreterie nazionali dei loro partiti, per le quali i problemi italiani sono molto più importanti di quelli provenienti dall'estero", conclude. "Potrebbero dunque fare di più, ma non sono davvero liberi di farlo".

swissinfo, Marzio Pescia

Una crisi annunciata

La coalizione di centrosinistra che vinse le elezioni nell'aprile del 2006, sancendo la fine del governo Berlusconi, ha resistito nove mesi.

Ad assestare il colpo di grazia al fragile schieramento guidato da Romano Prodi - che già una ventina di giorni fa si era disunito sulla questione della base americana di Vicenza - ci ha pensato il voto del Senato (dove peraltro il centrosinistra deteneva la maggioranza).

Sul dossier di politica estera, ed in particolare sulla missione italiana in Afghanistan, alla maggioranza sono mancati due voti per raggiungere il quorum richiesto di 160 «sì». Alcuni alleati dei comunisti e due senatori a vita non hanno voluto dare il loro consenso ad una politica considerata come pro-americana.

Dopo la rassegnazione delle dimissioni da parte di Prodi, il capo dello Stato Giorgio Napolitano ha indetto per giovedì una fase di consultazione per affidare l'incarico di formare il nuovo governo.

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Tre «svizzeri» a Roma

Durante le elezioni dello scorso aprile, gli italiani dell'estero (300mila quelli in Svizzera) hanno avuto per la prima volta la possibilità di eleggere i loro parlamentari. Proprio il voto della diaspora si è rivelato decisivo nella risicata vittoria del centrosinistra.

Gli italiani in Svizzera hanno avuto diritto a tre rappresentanti a Roma: il neocastellano Claudio Micheloni in Senato, l'argoviese Franco Narducci e il lucernese Antonio Razzi nella Camera dei deputati.

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