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Tra la via Emilia e Winterthur

Olivo Barbieri, Cavriago, 1990 - Fotomuseum

(swissinfo.ch)

Trans Emilia. Un'esplorazione territoriale dell'Emilia Romagna è il titolo della mostra fotografica che il Fotomuseum Winterthur ospita fino a metà febbraio.

In mostra una selezione dei reportage realizzati da Linea di Confine. Così si chiama il progetto fotografico internazionale che da 15 anni documenta le trasformazioni del paesaggio e del territorio in Emilia Romagna.

Entrando nella prima delle 4 sale al pianterreno che il Fotomuseum Winterthur ha riservato all'esposizione, si ha l'impressione di entrare in territori dimenticati, periferici, "transitori", in aree di confine. Queste le prime impressioni del visitatore di fronte alle foto realizzate da Linea di confine.

I nuovi topografi

In conformità con l'esperienza dei "nuovi topografi", un gruppo di fotografi americani che negli anni 70 aveva utilizzato il linguaggio della fotografia per analizzare e comprendere le trasformazioni del paesaggio contemporaneo americano, Linea di Confine inizia la sua attività d'indagine sul territorio emiliano.

Il progetto nasce a Rubiera, in provincia di Modena, alla fine degli anni 80 per iniziativa dei fotografi William Guerrieri e Guido Guidi.
Inizialmente le ricerche si occupano di aree abbastanza ristrette che coincidono volta per volta con i Comuni che aderiscono al progetto. Si tratta di piccoli comuni della provincia di Reggio Emilia e in seguito anche della provincia di Modena.

Solo alla fine degli anni 90 Linea di Confine realizza indagini che interessano tutto il territorio regionale. Una di queste si snoda sul tracciato della Via Emilia. Si tratta di una ricerca a temi commissionata dalla Regione Emilia Romagna su un'area che attraversa la regione da Piacenza a Rimini. Oggetto ne sono i centri commerciali, i centri della trasmissione del sapere, la viabilità autostradale, ma anche aspetti meno visibili come le relazioni esistenti fra individui e la natura identitaria dei luoghi.

Un'altra indagine di un certo rilievo è quella che rileva le trasformazioni ambientali indotte dalla costruzione della linea della TAV (treni ad alta velocità) sul tratto Milano-Bologna.

Focalizzare un tema e un'area

Il modo in cui Linea di Confine gestisce le indagini ce l'ha spiegato William Guerrieri, fotografo e coordinatore del progetto: "Per ogni ricerca Linea di Confine focalizza un'area e un tema e stabilisce un rapporto di collaborazione molto stretto con un ente, pubblico o privato, che diventa il sostenitore del progetto. Individua uno o più fotografi professionisti a cui affida la ricerca topografica e li invita a tenere anche un Laboratorio Fotografico."

Il materiale fotografico presente al Fotomuseum di Winterthur è una carrellata retrospettiva di un progetto che dura da più di 15 anni. Si tratta di una selezione di autori stranieri e italiani curata da Urs Stahel in collaborazione con Linea di Confine.

Le foto dei 16 autori presenti in mostra non sono né ordinate cronologicamente né associate per progetto: le unisce piuttosto un filo rosso tematico.
Così accanto alle foto in bianco e nero di Guido Guidi a Rubiera del 1989 sull'area delle Casse d'espansione del fiume Secchia, "indagine che – come ci ha spiegato W. Guerrieri - contribuì a definire l'ambito della ricerca di Linea di Confine", troviamo quelle a colori del 2000 di Gilbert Fastenaekens sull'area urbana di Floriano Modenese.

O, come nella seconda sala, le fotografie sul paesaggio del fiume Po e dei centri di Boretto, Gualtieri, Brescello e Poviglio di John Davies del 1992, condividono lo spazio con quelle di Marco Signorini del 2005 sulla memoria dei luoghi e delle attività di cura della storica sede dell'ospedale Sant'Agostino–Estense.

La linea veloce Bologna-Milano

Particolarmente interessanti, nella terza sala, le foto dai colori quasi pastello di Walter Niedermayer del 1997 raffiguranti le casse d'espansione del fiume Secchia, area già oggetto d'indagine di Guido Guidi nel 1989. La comparazione del lavoro di questi due autori, oltre a mettere in rilievo le forti trasformazioni geografiche dell'area, fanno luce anche sulle trasformazioni stilistiche della fotografia documentaria.

Suggestivo l'accostamento, nell'ultima sala, tra le bellissime foto in bianco e nero di John Gossage e quelle notturne, coloratissime e quasi spaziali di Andrea Botto, frutto dell'indagine del 2003 sulla costruzione della linea veloce Bologna-Milano.

Da più di 15 anni Linea di Confine interroga il territorio regionale e attraverso il medium fotografico e video è riuscita a mettere in rilievo aspetti geografico-territoriali, o storici, economici, politici, culturali e sociali delle aree che ha indagato.

Proprio per l'ampia durata del progetto, questa mostra retrospettiva consente non solo una riflessione sulle trasformazioni del territorio ma anche una sintesi sui diversi stadi di sviluppo della fotografia documentaria.

swissinfo, Paola Beltrame, Winterthur

Fatti e cifre

Il Fotomuseum Winterthur ospita fino al 12 febbraio 2006 Trans Emilia.
Un'esplorazione territoriale dell'Emilia Romagna.
In mostra una selezione delle fotografie delle Collezioni di Linea di Confine.

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In breve

Nato come progetto fotografico alla fine degli anni 80, Linea di Confine da 15 anni documenta le trasformazioni del paesaggio e del territorio nella Regione Emilia Romagna e in particolare nelle province di Reggio Emilia e Modena.

Questi i 16 gli autori presenti in mostra: Marina Ballo Charmet (1952), Lewis Baltz (1945), Olivo Barbieri (1954), Andrea Botto (1973), Michele Buda (1967), John Davies (1949), Paola De Pietri (1960), Gilbert Fastenaekens (1955), John Gossage (1946), William Guerrieri (1952), Guido Guidi (1941), Axel Hütte (1951), Gian Luca Liverani (1962), Walter Niedermayer (1952), Stephen Shore (1947), Marco Signorini (1962).

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