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Tra soddisfazione e rabbia

(Keystone)

L'esclusione di Christoph Blocher non significa la fine del sistema di concordanza, sostengono diversi parlamentari, secondo i quali in questi ultimi anni l'UDC ha sempre praticato una politica d'opposizione.

Il partito di Blocher ha dal canto suo annunciato un'opposizione a tutto campo. In seno all'UDC comincia ad apparire però qualche crepa.

Il passaggio all'opposizione dell'UDC (Unione democratica di centro, destra nazional conservatrice) non preoccupa gli altri schieramenti politici, per i quali non cambierà nulla. Nemmeno in seno al partito sono attesi grandi sconvolgimenti.

«Continueremo a svolgere il nostro ruolo di elettrochoc», rileva il deputato democentrista Yves Nidegger.

«Christoph Blocher è oggi consigliere federale e a capo dell'opposizione», fa notare il socialista Christian Levrat, aggiungendo che in futuro «sarà soltanto alla testa dell'opposizione, ciò che non cambierà di molto le cose».

La concordanza non è morta

Secondo il futuro presidente della Confederazione, Pascal Couchepin, la concordanza non è morta con l'esclusione di Blocher. A suo avviso, il parlamento ha dato un segnale ai membri del governo affinché evitino di comportarsi come capi di partito.

Non la pensa così l'UDC, per la quale «è una giornata nera per la democrazia diretta», poiché un terzo della popolazione non è rappresentato in Consiglio federale, scrivono i democentristi in un comunicato.

Per il presidente del Partito socialista la non rielezione era inevitabile. I democentristi sono sì il più grande partito della Svizzera, riconosce Hans-Jürg Fehr, ma il 70% degli elettori non ha votato UDC in ottobre. Blocher ha inoltre mentito al parlamento e non lo ha rispettato, denuncia.

UDC pronta a dare battaglia

Passando all'opposizione, l'UDC ha già annunciato di voler combattere tramite referendum e iniziative tutte le decisioni prese dal parlamento o dal governo contrarie agli interessi della Svizzera o al programma del partito.

Il deputato zurighese Toni Bertoluzzi si rallegra di ritrovarsi all'opposizione per i dossier legati alla salute e alla politica sociale. Più ritenuto, Hansjörg Walter, presidente dell'Unione svizzera dei contadini, stima che l'UDC dovrà passare alla velocità superiore.

Per fare questo ci sarà bisogno di più soldi e di rafforzare la comunicazione, sostiene Walter. In merito ad un eventuale distacco dell'ala contadina dell'UDC, Walter non si dice preoccupato: l'agricoltura si sente ben rappresentata nel partito, afferma.

Un'UDC all'opposizione non spaventa la presidente dei Verdi Ruth Genner. «Il partito ha già praticato una politica d'opposizione senza concessioni».

Per il democentrista vallesano Oskar Freysinger, le concessioni nelle commissioni sono finite. L'UDC difenderà oramai le sue esigenze senza compromessi.

Concordanza

Con concordanza si intende la continua ricerca di un equilibrio, di un compromesso tra le parti, tra le diverse comunità culturali, linguistiche, ...

Nessuna rottura duratura

Christian Levrat prevede che «entro due anni Eveline Widmer-Schlumpf siederà di nuovo con il suo gruppo UDC». «Le relazioni tra la neoeletta e il suo partito si normalizzeranno velocemente».

Un'opinione condivisa da Dominique de Buman, vicepresidente del Partito popolare democratico: «Presto o tardi, la barca della guerriglia politica dell'UDC si romperà», prevede. Il partito è presente in tutti i parlamenti e in quasi tutti i governi cantonali, rammenta, ciò che rende impossibile un'opposizione totale.

Dopo l'esclusione di Blocher, il partito presidiato da Ueli Maurer aveva annunciato che il gruppo parlamentare UDC non avrebbe più sostenuto il ministro uscente Samuel Schmid e, appunto, Widmer-Schlumpf.

Un nuovo gruppo parlamentare

Il grigionese Hansjörg Hassler non esclude dal canto suo una spaccatura del gruppo UDC in parlamento. Le emozioni all'interno dell'UDC sono salite alle stelle e per questo l'unità del partito potrebbe essere messa a dura prova, osserva il consigliere nazionale.

Una scissione è possibile, ma al momento non si può prevedere ciò che succederà, afferma Hassler, dicendosi contento dell'elezione di una grigionese in Consiglio federale.

Toni ancora più decisi giungono da Hans Grunder, democentrista bernese. Ai microfoni della radio svizzero-tedesca ha dichiarato di valutare la creazione di un proprio gruppo. Prima bisogna ancora chiarire le questioni giuridiche - ha detto - ma il nuovo gruppo potrebbe contare sull'adesione di circa dieci parlamentari.

Dello stesso avviso Felix Müri, per il quale ci sarà «sicuramente» una spaccatura. Il deputato lucernese avanza la possibilità che almeno i membri grigionesi e bernesi si stacchino dal gruppo, in quanto rappresentati in governo dai due consiglieri federali esclusi dall'UDC.

swissinfo e agenzie

Stampa internazionale

«I parlamentari cacciano Blocher», titola il francese Libération, secondo il quale «sulla modesta scala Richter della politica svizzera, si è trattato di un terremoto incredibile».

Per lo spagnolo El País, la giornata di mercoledì è stata una «vera e propria tempesta nel paesaggio politico svizzero, normalmente sereno». La destituzione di Blocher apre «una crisi senza precedenti».

Titolando «Terremoto politico, silurato il leader xenofobo», il Corriere della Sera afferma che Blocher è stato cacciato «come una pecora nera». Il quotidiano milanese aggiunge che «il miliardario, l'anticonformista e il polemista» Blocher è stato sostituito da una «sconosciuta».

Per la Süddeutsche Zeitung, è terminto il modello elvetico della concordanza, soprattutto a causa dell'UDC. Stando al giornale di Monaco, in futuro il Consiglio federale avrà un margine di manovra minore, se dovrà remare contro le iniziative popolari e le resistenze dell'opposizione parlamentare. Pure l'Unione europea potrebbe percepire il cambiamento.

Il giornale belga Le Soir mette dal canto suo in guardia: in un sistema di democrazia diretta «Blocher può sviluppare appieno il suo talento di populista».

Anche il giornale austriaco Kurier ammonisce gli avversari di Blocher a non cantar vittoria troppo presto: «Un martire all'opposizione e senza catene può essere ancora più pericoloso che in governo».

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