Traffico merci su rotaia: Berlino ci rallenta

Ultime corse di prova nel nuovo tunnel di base del Ceneri. Con la sua inaugurazione il 4 settembre è stato portato a termine il progetto ferroviario del secolo. Keystone / Alessandro Crinari
Questo contenuto è stato pubblicato il 07 settembre 2020 - 09:01
Petra Krimphove, Berlino

Il malumore è palpabile: mentre in Ticino la Svizzera ha inaugurato nei tempi previsti la galleria di base del Ceneri, la Germania lamenta due decenni di ritardo nei lavori di ampliamento delle tratte di accesso.

Dai porti del Mare del Nord alle coste del Mediterraneo, una linea che si snoda lungo oltre 1300 chilometri da Rotterdam a Genova permetterà di trasferire più merci dalla gomma alla rotaia.

Il progetto è datato di parecchi decenni e la Svizzera ha giocato un ruolo centrale nella realizzazione dell’impegnativa tratta attraverso le Alpi (la nuova trasversale ferroviaria alpina NTFA, meglio nota come Alptransit), che ora si è conclusa secondo la tabella di marcia con l’inaugurazione della galleria di base del Ceneri.

Mentre ad oggi gli svizzeri hanno scavato ben tre imponenti gallerie nelle montagne - il Ceneri è stato preceduto dal Lötschberg, aperto nel 2007, e dalla galleria di base del Gottardo, inaugurata nel 2016 - al di là del Reno la Germania lamenta un tremendo ritardo nell’ampliamento della tratta lungo le sue pianure.

I treni merci diretti a sud vengono tuttora rallentati nella strozzatura della valle del Reno. Un vero scandalo per gli affidabili svizzeri: rivolgendosi ai vicini del nord la Presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha ribadito la sua critica anche poco prima dell’apertura della galleria del Ceneri, ricordando che l’Italia è pronta, la Germania invece no.

Lungo la tratta centrale del Reno superiore sono stati realizzati soltanto 60 dei 182 chilometri a quattro binari, di cui 44 tra Baden-Baden e Offenburg e poco meno di 18 a nord di Basilea. In alcuni tratti della valle del Reno si sta ancora discutendo sull’esatta posizione del nuovo tracciato per il traffico merci nella Germania meridionale: parallelo a quello esistente, aggirando i centri o lungo la rete autostradale? In superficie, con pannelli fonoassorbenti, o interrato?

Merci su rotaia

Correva l‘anno 1992 quando il popolo svizzero accettava il decreto federale sulla costruzione della nuova trasversale ferroviaria alpina (NTFA) con le sue tre gallerie del Gottardo, Lötschberg e Ceneri.

Il 6 settembre 1996 Berna e Berlino sottoscrivevano a Lugano un accordo in cui ambo le parti si impegnavano a creare le premesse per un traffico ferroviario competitivo tra la Svizzera e la Germania.

In Svizzera i lavori di costruzione presero il via già nel  1999. Nel frattempo in Svizzera circa il 40 per cento delle merci circola su rotaia, nelle Alpi addirittura il 70 per cento.  

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"Le capacità sono insufficienti ovunque"

Alptransit, che con la galleria del Ceneri ha inaugurato il suo ultimo tassello, può raggiungere il suo scopo soltanto se i treni merci potranno circolare liberamente anche sulle tratte di accesso a sud e a nord della Svizzera, su binari dedicati e con un’infrastruttura al passo con i tempi. Secondo le più recenti previsioni, in Germania l'ampliamento del tracciato a quattro binari non sarà ultimato prima del 2041: 20 anni dopo che la Svizzera, da parte sua, ha soddisfatto i termini dell’accordo.

"Capisco benissimo se gli svizzeri non fanno altro che scuotere la testa di fronte alla paralisi in Germania."

Dirk Flege, Allianz pro Schiene

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E dire che già nel 1996, nell’Accordo di Lugano, Berlino aveva assicurato alla Svizzera di ampliare da due a quattro binari la principale e trafficata linea tra Karlsruhe e Basilea. Il traffico merci avrebbe avuto le proprie rotaie e non avrebbe più dovuto subordinarsi come sinora al traffico passeggeri.

L’Accordo di Lugano non menziona un anno concreto. Nel testo si dice che l’ampliamento deve "tenere il passo con la domanda di mobilità". Cosa che secondo gli esperti in materia non fa più da molto: "Le capacità lungo la valle del Reno sono insufficienti ovunque", dichiara Peter Westenberger, dirigente della rete ferroviaria europea con sede a Berlino, cui aderiscono anche aziende svizzere.

Peter Westenberger ci tiene innanzitutto a inviare alla Svizzera "felicitazioni e ringraziamenti". Un Paese che mantiene la parola, a differenza della Germania. Né il Governo né Deutsche Bahn avrebbero preso abbastanza sul serio il progetto, il budget sarebbe insufficiente e il processo troppo letargico. In breve: sarebbe mancata la volontà politica.

Anche l’associazione tedesca 'Allianz pro Schiene' deplora i ritardi.

"Capisco benissimo se gli svizzeri non fanno altro che scuotere la testa di fronte alla paralisi in Germania", ribadisce il presidente Dirk Flege. "La Svizzera investe miliardi nel traforo di varie gallerie nelle Alpi e noi accumuliamo anni, anzi decenni di ritardo nell’ampliamento in superficie."

Berna vaglia le alternative

È un chiaro segnale di Berna in direzione della Germania che la Svizzera sia anche in trattativa con il Belgio e con la Francia per la costruzione di un corridoio alternativo attraverso Strasburgo e Metz verso il Belgio.

Il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati, le due camere del Parlamento svizzero, hanno incaricato il Consiglio federale di avviare i negoziati in tal senso. Così vi sarebbe una via alternativa nel caso in cui una tratta cruciale per il traffico merci venisse bloccata completamente per due interi mesi, come avvenuto nel 2017 dopo un cedimento dei binari nei pressi di Rastatt.

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