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Turismo penalizzato dalla minaccia del terrorismo

14 ottobre 2002: turisti in fuga da Bali dopo l'attentato costato la vita a 202 persone

(Keystone Archive)

L’industria del turismo soffre ancora le conseguenze dei timori ingenerati dagli attentati terroristici e dall’epidemia di polmonite atipica.

Lo indicano i professionisti del settore che hanno partecipato a Montreux alla TTW 2003, la grande fiera del viaggio.

Un’analisi di mercato, recentemente effettuata in Germania, ha mostrato che il 40% del campione intervistato tiene conto della minaccia terroristica quando deve scegliere la destinazione di un viaggio o il luogo dove trascorrere le vacanze.

“Quando si registra un nuovo attentato terroristico, la gente ha la tendenza a non vederlo come un avvenimento singolo ed eccezionale”, spiega Guido Wiegand, direttore di Studiosud, un importante agente di viaggio germanico, promotore dell’indagine di mercato citata.

“Per la gente ogni nuovo attentato costituisce la prova che il terrorismo può replicare ovunque ed in qualsiasi momento nel mondo intero”, prosegue Wiegand.

Il caso tedesco non è eccezionale. Anche gli svizzeri hanno modificato le loro abitudini di vacanza, con una tendenza a viaggi meno lontani dal proprio Paese.

Clientela da rassicurare

L’impatto è pesante per l’industria turistica, che ha dovuto imparare a rispondere ai timori dei clienti ed adattarsi alle nuove richieste.

TUI Svizzera, uno dei principali agenti di viaggio della Confederazione, ha visto ridursi il volume delle proprie vendite del 25 per cento negli ultimi due anni. Le cause sono i timori legati al terrorismo ed alla polmonite atipica sommate alla morosità della situazione economica.

Per far tornare i conti in attivo, TUI Svizzera ha adottato una strategia che si sviluppa in tre varianti.

Le spiegazioni di Roland Schmid, dirigente dell’agenzia di viaggio: “Ci battiamo sui prezzi, per la qualità ed anche – e questa è la novità – nell’informare la clientela sulle questioni di sicurezza”.

L’imperativo della sicurezza

La legge svizzera obbliga gli agenti di viaggio ad informare la clientela sui rischi connessi ad ogni Paese.

TUI Svizzera ha deciso di personalizzare questo servizio, utilizzando queste informazioni come argomento di vendita dell’offerta turistica. L’obiettivo è farsi riconoscere dalla clientela come l’agente di viaggio di fiducia.

Dopo l’11 settembre 2001 la sicurezza è diventata la preoccupazione numero 1 dei viaggiatori e rappresenta per i consumatori un criterio di scelta più importante del rapporto tra qualità e prezzo del servizio.

Offerta adattata alla domanda

Le proposte degli agenti di viaggio si sono adattate alla nuova situazione del mercato, ampliando l’offerta di destinazioni considerate sicure.

Norman Bandi di Travel Inside, il giornale svizzero del turismo, illustra degli esempi: “I più importanti tour operators hanno ridotto ad una o due le destinazioni verso il Medio Oriente. Luoghi dove il rischio è relativamente modesto, come a Dubaï”.

Disimpegno dalle zone calde ed ampliamento delle offerte alternative, sono le carte che giocano gli agenti di viaggio, per riconquistare la clientela che evita i Paesi arabi e gli Stati Uniti per timore del terrorismo.

Norman Bandi. “Quest’inverno, per la prima volta, dalla Svizzera decolleranno dei voli charter a destinazione del Brasile”.

Le eccezioni

Turchia ed Egitto sono di nuovo meta dei vacanzieri elvetici.

La Turchia, ad esempio, è passata dal 14esimo al nono posto tra i Paesi più visitati dagli svizzeri lo scorso anno.

“Questi due Paesi, specialmente l’Egitto dopo l’attentato di Luxor costato la vita a numerosi svizzeri, sono riusciti a riconquistare la fiducia dei turisti, che, attualmente, le considerano destinazioni sicure”,

swissinfo, Dale Bechtel, Montreux
(Traduzione: Sergio Regazzoni)

Fatti e cifre

Oltre 6 mila, gli agenti di viaggio presenti al Travel Trade Workshop (TTW 2003), la più importante fiera del settore in Svizzera
Lo scorso anno, l’85% degli svizzeri hanno trascorso mediamente almeno tre giorni all’estero
La maggior parte (86%) hanno viaggiato in Europa; il 6% si sono recati in America; il 4% in Asia e nel Pacifico; il 3% in Africa

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