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Hillary Clinton e Donald Trump sbancano in Arizona. E si profila sempre di più uno scontro fra i due frontrunner alle elezioni generali.

Ma se Hillary sembra lanciata alla conquista della nomination, per Trump la strada è più in salita: Ted Cruz vince in Utah e incassa l'appoggio di Jeb Bush. L'ex governatore della Florida lo sceglie per "mettere fine alla volgarità introdotta da Trump nella campagna elettorale".

Anche Cruz però vacilla. Le sue ultime dichiarazioni sui musulmani, sui quali bisognerebbe a suo avviso inasprire i controlli dando mano libera alla polizia per evitare che si radicalizzino, innescano una polemica in cui interviene anche Barack Obama. "È una proposta sbagliata e antiamericana" afferma il presidente dall'Argentina. "Ho appena lasciato un paese che consente alla polizia questo tipo di sorveglianza. L'idea che potremmo iniziare a prendere questa brutta china non ha assolutamente senso" aggiunge Obama riferendosi alla sua tappa a Cuba.

Cruz però non torna sui suoi passi. "Non devo chiedere scusa" dice il senatore del Texas, sommerso dalle critiche anche dall'associazione dei musulmani in America. L'appoggio di Bush sembra dare forza al candidato repubblicano, proiettato ora verso il 5 aprile, prossima tappa delle primarie repubblicane, in Wisconsin. Una tappa che potrebbe essere cruciale per Cruz nell'ambito della battaglia sua e del partito per fermare Trump.

Il magnate del real estate ha conquistato il 59% dei delegati in palio negli ultimi stati che hanno votato. E se continuerà di questo passo conquisterà la nomination prima della convention repubblicana: Trump ha bisogno di vincere il 54% dei restanti delegati in palio per assicurarsi la nomina. Nonostante i suoi tentativi di affermarsi come l'anti-Trump, Cruz segue a distanza: avrebbe bisogno di vincere l'83% dei restanti delegati per raggiungere quota 1.237 delegati necessaria per la nomination. Un compito che sulla carta sembra quasi impossibile. Il Wisconsin, il prossimo a votare, regala al vincitore nello stato 42 delegati.

Un'eventuale accelerazione di Cruz, con John Kasich che sembra quasi tagliato fuori dalla corsa, potrebbe portare a una convention incerta, aperta a ogni possibile risultato. Per il partito repubblicano si tratterebbe di una buona chance per indebolire Trump e scegliere di puntare su un candidato più vicino all'establishment.

Appare decisamente più in discesa la strada di Hillary Clinton, che incassa l'appoggio anche del magazine Rolling Stone. "È difficile non amare Sanders. Ma la rabbia non è abbastanza. Hillary è il candidato più qualificato della storia moderna, come lo era Al Gore" spiega la rivista. Sanders non sembra però mollare: le vittorie in Utah e in Idaho mantengono vive le speranze in attesa del voto negli stati occidentali, che dovrebbero favorirlo.

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SDA-ATS