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Quarant'anni or sono, il 7 febbraio 1971, 621'109 uomini svizzeri approvarono il diritto di voto e di eleggibilità per le donne. Il sì raggiunse il 65,7%, la partecipazione si attestò al 57,7%.

Il primo febbraio 1959 l'identica proposta era stata respinta dal 66,9% dei votanti. Ma lo stesso giorno, in uno scrutinio separato riguardante l'ambito cantonale, Vaud disse di sì. E lo stesso fecero il medesimo anno i neocastellani e quello seguente i ginevrini.

Primo cantone svizzero tedesco a concedere a quello che allora si chiamava il sesso debole il diritto di recarsi alle urne è stato Basilea Città (allora era semi-cantone), nel 1966. Il Ticino vi arrivò il 19 ottobre 1969. L'ultimo bastione del voto maschile è caduto - sotto i colpi del Tribunale federale - ad Appenzello Interno nel 1990.

Nell'autunno 1971 gli svizzeri e le svizzere elessero le prime dieci consigliere nazionali e la prima consigliera agli stati, la radicale ginevrina Lise Girardin. Da allora la quota femminile alla camera del popolo è salita dapprima rapidamente, poi a un ritmo meno sostenuto (la prima ticinese fu Alma Bacciarini, nel 1979): attualmente è di 60 deputate su 200. Agli Stati all'inizio degli anni 2000 venne raggiunto un massimo di 10 donne su 46, oggi le senatrici sono otto.

Prima presidente donna del Consiglio nazionale è stata nel 1977 Elisabeth Blunschy (PPD/SZ), mentre sul seggio più alto della camera dei cantoni si è seduta la prima volta Josi Meier (PPD/LU).

L'accesso alla stanza dei bottoni, il Consiglo federale, fu contraddistinto da molte difficoltà: nel 1983 il PS propose Lilian Uchtenhagen, ma venne eletto Otto Stich, uno sgarbo che scatenò polemiche e portò i socialisti sull'orlo dell'opposizione. La prima consigliera federale fu così la radicale Elisabeth Kopp, nel 1984, che cinque anni più tardi dovette peraltro rassegnare le dimissioni nell'ambito di uno scandalo che vedeva protagonista il marito. Nel 2003 la PPD Ruth Metzler non venne riconfermata in carica: il suo posto venne preso dall'UDC Christoph Blocher. Ma questi a sua volta venne estromesso quattro anni più tardi da Eveline Widmer-Schlumpf (allora UDC, oggi PBD).

La prima presidente della Confederazione è stata la socialista Ruth Dreifuss, nel 1999. Anche lei è stata protagonista di un'elezione nell'esecutivo che nel 1993 suscitò forti emozioni: il PS aveva proposto Christiane Brunner ma il parlamento elesse Francis Matthey che, sottoposto a pressioni da parte del suo partito, fu costretto a rinunciare all'elezione spianando la strada a Dreifuss.

Dall'elezione in governo di Simonetta Sommaruga (PS) nel settembre 2010 le donne sono in maggioranza (4 a 3): un rapporto che però potrebbe cambiare, considerato che la rielezione di Widmer-Schlumpf non è scontata. Il 2010 è stato memorabile, nell'ottica della parità, anche perché per la prima volta nella storia le donne hanno avuto contemporaneamente la presidenza della Confederazione (Doris Leuthard, PPD), del Nazionale (Pascale Bruderer, PS/AG) e degli Stati (Erika Forster, PLR/SG).

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SDA-ATS