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5G: svolta governo Gb, colosso cinese Huawei escluso

Huawei è fuori dal 5G nel Regno Unito. KEYSTONE/EPA/JEROME FAVRE sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 14 luglio 2020 - 14:38
(Keystone-ATS)

Svolta annunciata del governo britannico: il colosso cinese delle telecomunicazioni Huawei viene escluso dalle forniture per la nuova rete 5G nel Regno Unito dal 31 dicembre.

La decisione è stata formalizzata dal Consiglio di Sicurezza nazionale sotto la presidenza di Boris Johnson per essere poi annunciata in Parlamento dal ministro Oliver Dowden. Essa rovescia il via libera, pur limitato, dato a Huawei nei mesi scorsi da Londra.

E riallinea Johnson ai voleri Usa, a costo di dover affrontare le minacce di ritorsioni commerciali in tempi di Brexit d'un partner del peso di Pechino, già furioso per lo scontro con il Regno sul dossier Hong Kong.

Dowden, titolare del ministero della Cultura, del Digitale, dei Media e dello Sport, ha spiegato inoltre alla Camera dei Comuni che tutto le componenti ancora attive fornite da Huawei alle rete britanniche (a cominciare dal 4G) negli ultimi 15 anni andranno rimosse "entro il 2027".

La correzione di rotta è stata decisa sulla base di un'ulteriore revisione del dossier affidata dal governo alle agenzie d'intelligence per valutare l'impatto sulla sicurezza nazionale britannica delle sanzioni aggiuntive imposte di recente dall'alleato americano contro l'azienda cinese. "Abbiamo sempre valutato chiaramente Huawei come un fornitore ad alto rischio", ha premesso il ministro, "e siamo stati chiari dall'inizio che il National Cyber Security Centre avrebbe riesaminato la sua indicazione (favorevole in un primo tempo al mantenimento di una parziale collaborazione con la holding, ndr) laddove necessario". Indicazione cancellata adesso, ha detto, a causa di "cambiamenti concreti significativi" per la sicurezza nazionale delle reti britanniche "da tenere in considerazione".

Parallelamente all'annuncio, il presidente di Huawei Uk, lord John Browne, ex boss della Bp e membro della Camera Alta britannica, ha reso note le sue dimissioni. La rottura con il gigante asiatico, anticipata dai media nei giorni scorsi e sollecitata in questi mesi anche da un drappello di una sessantina di deputati Tory falchi in seno alla maggioranza che sostiene il governo Johnson, si somma alle polemiche incandescenti sull'imposizione da parte di Pechino di una draconiana legge sulla sicurezza a Hong Kong. Iniziativa cui Londra ha reagito annunciando dell'apertura di un percorso facilitato per concedere la cittadinanza del Regno a una platea potenziale di 3 milioni di abitanti dell'ex colonia cinese: offerta che, secondo i media, potrebbe essere accolta in un futuro prevedibile da 200.000 persone.

L'ambasciatore cinese in Gran Bretagna aveva da parte sua già replicato allo schiaffo minacciando ritorsioni commerciali se Londra - dopo circa 20 anni di politiche di dialogo, affari e interscambio crescente promosse in particolare dai governi di Tony Blair e di David Cameron - avesse deciso di "diventare nemica della Cina".

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