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In Europa le donne sono pagate in media il 16,4% in meno degli uomini per svolgere le stesse funzioni, uno scarto che in Svizzera è ancor più elevato (19,3%). Sono i dati che Eurostat ha diffuso in occasione dell'8 marzo.

L'Estonia (con una differenza di salario del 29,9%) è il peggiore dei 31 Paesi presi in considerazione nel 2013 dall'istituto europeo di statistica. Seguono l'Austria (23,0%), la Repubblica ceca (22,1%) e la Germania (21,6%).

All'opposto, gli Stati in cui lo scarto tra uomini e donne occupati è minore sono la Slovenia (3,2%), Malta (5,1%), la Polonia (6,4%), l'Italia (7,3%) e la Croazia (7,4%).

Rispetto all'ultimo raffronto di Eurostat (2008), la differenza di remunerazione è diminuita nella maggior parte dei Paesi, ma è aumentata in 10 altri, tra cui la Svizzera (+0,9 punti). Gli Stati che in cinque anni hanno visto i peggioramenti più sostanziali sono il Portogallo (+3,8 punti), la Spagna (+3,2), l'Estonia (+2,6) e l'Italia (+2,4).

Eurostat, che pubblica questi dati in vista della Giornata internazionale della donna che ricorre domenica, rileva tuttavia che gli scarti tra uomini e donne sul mercato del lavoro non concernono solo i salari.

A livello europeo sono infatti quasi un terzo le donne (contro l'8,1% degli uomini) che lavorano a tempo parziale. La Svizzera si conferma tra i Paesi con un alto tasso di occupazione femminile part-time (62,4%, a fronte del 13,4% degli uomini).

Se il trend dello scarto salariale è molto lento a scendere (si è ridotto appena di 0,9 punti percentuali in cinque anni), il "gender gap" non migliora neanche a livello di ruoli: 2 manager su 3 sono uomini, mentre i due terzi di impiegati, segretari e commessi sono donne. In questo caso la Svizzera si conferma in linea con la media europea.

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SDA-ATS