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A Malta l'intesa sui migranti; Lamorgese, non più soli

Con un accordo sulla migrazione raggiunto a La Valletta Italia, Francia, Germania e Malta mettono le basi per un'azione di politica comune europea. KEYSTONE/AP/JONATHAN BORG sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 settembre 2019 - 20:00
(Keystone-ATS)

Con un accordo sulla migrazione raggiunto a La Valletta Italia, Francia, Germania e Malta mettono le basi per quella che la ministra italiana dell'Interno Luciana Lamorgese, alla sua prima uscita ufficiale, definisce "una vera azione di politica comune europea".

Che si fonda sul superamento del trattato di Dublino e su un sistema d'asilo europeo ma, soprattutto, sulla necessità di porre un argine al sovranismo di Matteo Salvini e del blocco dei paesi di Visegrad, che sulle questioni legate all'immigrazione hanno raccolto milioni di voti.

"Siamo partiti con il piede giusto e ci sono novità rispetto al periodo precedente - sottolinea non a caso proprio Lamorgese al termine del vertice -, c'è un clima di grande collaborazione e la volontà di procedere insieme. Da oggi Italia e Malta non sono più sole: c'è la consapevolezza che i due paesi rappresentano la porta d'Europa".

Così come non è un caso che sia il ministro dell'interno francese Christophe Castaner sia il ministro dell'interno tedesco Horst Seehofer, che negli ultimi mesi si sono scontrati più volte e anche duramente con il leader della Lega sul tema migranti, parlino di "comune volontà di lavorare insieme" con l'Italia.

Le novità nell'intesa sono riassumibili in 4 punti, anche se le buone intenzioni mostrate sulla terrazza del forte Sant'Angelo di Malta sono ancora tutte da dimostrare. La prima e più importante è la redistribuzione dei "richiedenti asilo": significa che tutti i migranti salvati dalle navi delle ong e da quelle militari verranno distribuiti nei paesi Ue prima di presentare la domanda d'asilo.

Gli altri tre punti riguardano la distribuzione obbligatoria, tempi rapidi per il ricollocamento, che la bozza individua in 4 settimane, e la rotazione "volontaria" dei porti di sbarco. Come poi questo accordo si tradurrà nella realtà è ancora tutto da decifrare.

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