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Accertati 55 jihadisti svizzeri all'estero dal 2001

Questo contenuto è stato pubblicato il 15 ottobre 2014 - 16:05
(Keystone-ATS)

Secondo il Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC), 55 presunti jihadisti svizzeri sono partiti per combattere all'estero dal 2001. 31 sono andati in Siria ed Iraq, gli altri 24 in Afghanistan, Pakistan, Yemen e Somalia. Sei di loro sono stati uccisi, alcuni sono ritornati in Svizzera e altri sono rimasti sul posto, ha detto oggi il SIC all'ats.

Stando alla portavoce del SIC, Isabelle Graber, quest'anno il fenomeno è letteralmente esploso: secondo un bilancio fatto a maggio, le partenze dalla Svizzera per le zone di guerra erano state calcolate in 40, una cifra che nel frattempo è arrivata a 50. Nel 2013 i presunti jihadisti partiti dalla Svizzera erano stati 20.

"Alcuni di loro che sono partiti con la motivazione di combattere la jihad (guerra santa) sono ancora sul posto, altri fanno la spola in quelle regioni e altri ancora sono rientrati in Svizzera", ha precisato la portavoce Graber.

Delle 55 partenze segnalate fino ad oggi, 23 sono state confermate da due fonti distinte; la destinazione maggiormente scelta è rappresentata da Siria e Iraq e 17 casi lo confermano. Le due fonti riferiscono che in questo momento al fronte nei due paesi ci sono 31 persone partita dalla Svizzera che si presume partecipino ai combattimenti.

I servizi segreti della Confederazione sospettano inoltre che 18 jihadisti abbiano fatto rientro in Svizzera, ma soltanto la presenza di uno di essi è stata osservata in una zona di conflitto. Il SIC si rifiuta di fornire altre indicazioni sull'identità, il sesso, l'età la nazionalità e perfino il domicilio dei presunti combattenti "svizzeri", affermando che "i motivi che spingono questi giovani a partire nelle zone di guerra sono sovente molto personali. Ogni caso è individuale e la prevenzione ha un ruolo capitale".

Il SIC punta l'attenzione sul web e sui siti che incitano alla violenza e alla jihad. Sono siti creati da persone "apparentemente domiciliate in Svizzera e che sollevano un problema sempre più inquietante", ha sottolineato Isabelle Graber.

A tal proposito, proprio per la crescita di questo fenomeno, il SIC annuncia che pubblicherà ogni mese i dati relativi al numero di individui "motivati dalla jihad che sono partiti dalla Svizzera o si trovano nelle zone di conflitto".

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