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I sindacati svizzeri non ne vogliono sapere di un allentamento delle misure d'accompagnamento alla libera circolazione delle persone nell'abito degli accordi bilaterali. Chiedono pertanto che nei futuri negoziati con l'Ue, il Consiglio federale non faccia concessioni su questo punto che protegge contro il dumping salariale.

Se il governo dovesse transigere sulle misure d'accompagnamento, i sindacati lanceranno un referendum, hanno avvertito oggi a Berna durante una conferenza stampa, spiegando di essere preoccupati in particolare delle critiche espresse dall'Ue alle misure di protezione dei salari elvetici.

La minaccia giunge alla vigilia dell'incontro a Bruxelles tra la presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey e il presidente della commissione europea José Manuel Barroso incentrati tra l'altro sull'approccio globale e coordinato nelle relazioni con l'Ue.

I sindacati respingono gli appelli di Bruxelles ad un ripresa automatica del diritto europeo da parte della Svizzera. Fanno notare che per quanto riguarda gli interessi dei dipendenti, la giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea (CGUE) "si è sviluppata in modo catastrofico".

Anche la prospettiva dei "Bilaterali III" preoccupa i sindacati: temono che raggruppare più dossier per far avanzare i negoziati possa nuocere alla protezione dei lavoratori. Ritengono che il Consiglio federale potrebbe privilegiare la fiscalità e cedere nel settore delle misure d'accompagnamento.

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SDA-ATS