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L'accordo fiscale raggiunto tra Svizzera e Germania non va abbastanza lontano, secondo l'ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. A suo avviso, nella forma attuale esso non ha la minima chance di essere accettato dal parlamento tedesco prima delle elezioni dell'autunno 2013.

In seguito, poi, bisognerà rinegoziarlo, afferma l'ex cancelliere socialdemocratico in un'intervista pubblicata oggi sul sito web di "20 Minuten" e sulla "Berner Zeitung".

L'accordo fiscale firmato il 21 settembre 2011 e riveduto con un protocollo aggiuntivo sottoscritto lo scorso 5 aprile dovrebbe entrare in vigore il prossimo gennaio in caso di ratifica. È però combattuto in Germania dall'opposizione rosso-verde, maggioritaria nel Bundesrat, la camera dei Länder.

Schröder si chiede come mai gli svizzeri facciano una distinzione tra gli Stati Uniti e il resto del mondo e rifiutino agli altri paesi quel che hanno concesso agli USA in ambito fiscale. "Forse è semplicemente la maggiore potenza degli USA. Ma non dev'essere questo il criterio", risponde l'ex cancelliere, giunto in Svizzera questa settimana per partecipare a SwissECS 2012, primo "vertice svizzero dell'energia e del clima" svoltosi dal 12 al 14 settembre in Piazza federale a Berna.

Schröder dice pure di non capire come mai Berna rifiuti di modificare la sua strategia in fatto di segreto bancario. Le banche elvetiche sono abbastanza capaci da fare buoni affari anche con il denaro pulito, aggiunge l'ex cancelliere, che ricorda poi come anche in Svizzera "il vecchio modello d'affari basato sull'evasione fiscale non trova più un consenso unanime da tempo".

Altra incomprensione: "Non capisco perché la Svizzera consenta che altre oasi fiscali si nascondano dietro ad essa. La Svizzera protegge la cosa sbagliata e avrebbe con altre strategie più da guadagnare che da perdere".

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SDA-ATS