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Accuse tra Cina e Taiwan su scontro diplomatici alle Fiji

La portavoce del ministero degli Esteri di Taiwan, Joanne Ou (foto d'archivio) KEYSTONE/EPA/DAVID CHANG sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 19 ottobre 2020 - 15:16
(Keystone-ATS)

Taiwan ha accusato due diplomatici cinesi di aver fatto irruzione nel Grand Pacific Hotel alle Fiji che ospita il suo ufficio commerciale, l'ambasciata de facto, e di aver aggredito un suo dipendente.

Il ministero degli Esteri di Taipei, in una nota, ha riferito che l'episodio è avvenuto l'8 ottobre al ricevimento per la Giornata nazionale di Taiwan: i due diplomatici hanno iniziato a fotografare gli ospiti e, invitati ad allontanarsi, hanno colpito un funzionario taiwanese soccorso e portato in ospedale.

"Condanniamo con forza l'azione del personale dell'ambasciata cinese alle Fiji per aver gravemente violato lo stato di diritto e il codice di condotta civile", ha affermato la portavoce del ministero degli Esteri, Joanne Ou. L'ufficio di rappresentanza di Taiwan ha presentato prove dell'accaduto al ministero degli Esteri e alla polizia delle Fiji, oltre a una protesta alla stessa ambasciata cinese, ha aggiunto Ou. Taiwan ha affermato che l'assalto è stato il primo scontro fisico in assoluto tra le rispettive missione alle Fiji.

La ricostruzione è stata respinta dal portavoce del ministero degli Esteri di Pechino Zhao Lijian, secondo cui un diplomatico cinese è stato aggredito dal personale dell'ufficio commerciale di Taipei. Nell'occasione, lo staff dell'isola ribelle aveva "palesemente mostrato false bandiere nazionali", violando il principio della "unica Cina". Zhao ha accusato i funzionari del Partito democratico progressista della presidente Tsao Ing-wen, al potere dal 2016, d'aver avviato provocazioni verbali e attacchi fisici al personale cinese che "svolgeva i propri doveri ufficiali, causando ferite a un diplomatico".

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