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KABUL - La crisi afghana è sembrata oggi giungere, anche se solo per qualche momento, ad una svolta storica quando alcuni media, pachistani prima ed afghani poi, hanno raccolto la notizia fondata su una indiscrezione di un blog statunitense della avvenuta cattura del capo dei talebani in Afghanistan, il Mullah Omar.
Trattandosi di un personaggio secondo solo ad Osama bin Laden nella lista dei 'most wanted' con una taglia di 25 milioni di dollari sulla testa, la ghiotta ipotesi si è diffusa in un batter d'occhio a livello internazionale, scatenando anche la caccia a una sua conferma ufficiale.
Il fatto che dietro di essa, poi, vi fosse un presunto ex agente dell'intelligence statunitense, identificato come 'Bred', sembrava conferire alla notizia il peso necessario per ritenerla veritiera.
A stretto giro di posta è arrivata la smentita di ben due portavoce talebani, Zabihullah Mujahid e Qari Ysuf Ahmadi, che hanno evocato "una operazione di propaganda" ed il fatto che "gli Stati Uniti vogliono salvarsi la faccia". Per loro, "il Mullah Omar è in Afghanistan".
Ma allettante è parso il particolare che l'arresto di Omar fosse avvenuto per opera dell'Isi (i servizi pachistani) il 27 marzo a Karachi, la stessa città dove il 10 febbraio scorso era veramente stato catturato il braccio destro della guida spirituale dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar.
Non era neppure sfuggito il particolare che oggi il consigliere per la Sicurezza nazionale, Rangin Spanta, avesse in una intervista chiesto al Pakistan ''risultati contro il terrorismo internazionale'' negli esplosivi territori alla frontiera comune.
Insomma un giallo vibrante e plausibile, per una eventualita' che avrebbe potuto rovesciare le sorti del conflitto afghano e cancellare con un colpo di spugna le polemiche legate agli scarsi risultati ottenuti contro i talebani da quando e' cominciata nel 2001 l'Operazione Enduring Freedom.
Col passare delle ore però, più che le conferme, sono emersi i lati deboli della versione e soprattutto e' parso significativo il silenzio delle capitali interessate: Washington, Islamabad e Kabul.
Una verifica più attenta ha chiarito che l'agente 'Bred', altri non era che lo scrittore di thrilling americano Brad Thor, noto in Italia per 'The Last Patriot' e talvolta definito il "nuovo Rushdie" per le minacce ricevute da movimenti islamici. Il quale aveva si' lavorato per una "cellula analitica" del Dipartimento della sicurezza nazionale Usa, ma che da anni scrive solo romanzi.
Analizzando la fonte è emerso che si trattava di un articolo scritto il 10 maggio 2010 per il blog 'biggovernment.com' su cui Thor è poi ritornato senza ottenere la minima reazione dalle autorita' di Washington.
Silenzio anche in Pakistan, dove con il passare delle ore la notizia e' sparita dai notiziari, mentre in Afghanistan è stato il portavoce presidenziale Waheed Omar a ridimensionare la notizia, rilanciata dall'emittente privata Tolo Tv, con un più che significativo: "Non ne sappiamo nulla".

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SDA-ATS