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Afghanistan: autocisterna in fiamme, massacro di civili

Questo contenuto è stato pubblicato il 26 ottobre 2011 - 18:37
(Keystone-ATS)

Un duplice attentato ad una autocisterna della Nato, episodio quasi di routine nel decennale conflitto afghano, si è trasformato nella provincia centrale di Parwan in un massacro di civili con la morte di almeno dieci persone, per lo più giovani, ed il ferimento di altre 40, di cui quasi la metà in pericolo di vita per gravissime ustioni.

Questo episodio segna un momento delicato per l'Afghanistan che ha annunciato ieri lo svolgimento di una grande Loya Jirga (Gran Consiglio) a Kabul per discutere dell'opportunità della firma di un accordo strategico con gli Stati Uniti, e che oggi ha reso noto che nelle prossime settimane riceverà dalla Nato la responsabilità della sicurezza in ben 17 province del paese.

Va detto che l'attacco all'autocisterna, avvenuto ieri sera a poca distanza dalla grande base aerea militare americana di Bagram dove l'automezzo era diretto, è stato quasi certamente realizzato da talebani o da agguerriti militanti della cosiddetta Rete Haqqani, che però non l'hanno rivendicato per l'esistenza di così tante vittime civili incolpevoli.

Il fatto è che l'automezzo è stato prima investito da una piccola esplosione che ne ha bloccato la marcia, danneggiandolo. Subito dopo, ha spiegato all'ANSA il governatore di Parwan, Basir Salangi, "molta gente, fra cui anche giovani e bambini, è accorsa sul posto per cercare di accaparrarsi la benzina che fuoriusciva, ma all'improvviso è intervenuto il secondo potente scoppio che ha causato la maggior parte dei morti e feriti". Il governatore ha detto che secondo i rilievi tecnici, un potente ordigno era stato collocato con un magnete sotto l'autocisterna.

Da parte sua il portavoce del ministero della Sanità, Norughle Kargar, ha precisato che "almeno 15 degli ustionati sono in pericolo di vita perché presentano ustioni su gran parte del corpo".

Comunque questo attentato, e altri episodi violenti segnalati in tutto il paese, non hanno fermato il governo del presidente Hamid Karzai che ha chiamato a Kabul i governatori di 17 province che parteciperanno in diversa misura nella fase di trasferimento delle responsabilità della sicurezza nel paese dalla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) a esercito e polizia afghani.

Infatti dopo le sette città e province che hanno avviato il processo nel luglio scorso, ora cinque province a nord, quattro ad ovest (fra cui Herat sotto controllo militare italiano), una nel sud (Helmand), e due al centro e ad est, parteciperanno con Kabul alla seconda fase che sarà avviata entro poche settimane.

Da parte loro i talebani continuano a tenere chiusa la porta del negoziato ed ancora oggi in un comunicato ufficiale il loro portavoce, Zabihullah Mujahid, ha respinto il progetto della Loya Jirga di metà novembre, sostenendo che "servirà solo a permettere agli Usa di ottenere basi permanenti nel paese".

Tutti questi problemi, ed altri ancora, saranno al centro prima della Conferenza regionale di Istanbul sull'Afghanistan del prossimo 2 novembre, e poi di quella, attesissima, internazionale di Bonn del 5 dicembre, che dovrà anche gettare il suo sguardo oltre il 2014, anno del ritiro completo delle truppe straniere dall'Afghanistan.

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