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Il nome del successore del presidente Hamid Karzai ormai esiste, anche se resta celato nelle milioni di schede elettorali depositate nelle urne utilizzate oggi in Afghanistan per il ballottaggio fra gli ex ministri Abdullah Abdullah e Ashraf Ghani Ahmadzai. Un evento considerato da tutti come "un successo storico", anche se macchiato dalla ferocia e dalle violenze dei talebani. I fondamentalisti hanno rivendicato 246 attacchi ai seggi, tagliando le dita agli elettori , sparando e spargendo sangue. Quarantasette tra cittadini e soldati hanno perso la vita.

La polizia ha cercato di proteggere il voto e sul terreno sono rimasti anche i cadaveri di 60 guerriglieri, portando a 106 il numero complessivo dei morti della giornata elettorale. Nel corso di una conferenza stampa serale a Kabul, il presidente della Commissione elettorale indipendente (Iec), Yousuf Nuristani, ha comunicato con soddisfazione che "oltre sette milioni di persone si sono recate alle urne", più o meno la stessa quantità del primo turno. "Si tratta - ha precisato - di circa il 58% degli aventi diritto (...) e di questi il 62% sono stati uomini ed il 38% donne".

Per conoscere il nome del nuovo capo dello Stato, si dovrà attendere uno scrutinio cominciato oggi stesso, ma che si presenta complesso. Gli analisti lo considerano una vera e propria corsa ad ostacoli, vista la grande quantità di potenziali brogli che possono essere stati commessi, rallentando il lavoro della Iec.

Ecco perché, secondo la stessa Commissione, ci vorranno due settimane (il 2 luglio) per conoscere i risultati definitivi provvisori del voto odierno, e ancora altri 20 giorni (il 22 luglio) per la ufficializzazione del nome del vincitore.

Gli osservatori sono convinti che questo potrà avvenire anche prima, ma che valga comunque la pena aspettare, perché avverrà in Afganistan la prima storica trasmissione del potere fra due presidenti della repubblica democraticamente eletti.

Saranno dunque giorni di attesa spasmodica visto che l'ex ministro degli Esteri Abdullah, che aveva cominciato la seconda campagna elettorale con un forte vantaggio (45% dei voti contro il 31,6% del suo rivale) sembra secondo i sondaggisti aver perduto col passare dei giorni tutto il margine a disposizione. Al punto che esperti negli Usa si sono avventurati a prevedere la vittoria a sorpresa dell'ex ministro delle Finanze, Ghani.

Come era accaduto già durante il voto per il primo turno il 5 aprile scorso, i talebani hanno mantenuto le loro promesse di attacco armato al processo elettorale, organizzando centinaia di operazioni in tutte le province del Paese, ma soprattutto nel sud e nell'est.

Alle 14, un portavoce talebano le ha quantificate in 246, mentre il ministero dell'Interno ne ha riconosciute solo 150. Fornendo però anche un bilancio pesante di 47 morti e decine di feriti. Durante un incontro con i giornalisti, il ministro dell'Interno, Omar Daudzai ha detto che "si deve lamentare la perdita in varie province di 21 civili, fra cui un dipendente della Iec, di 15 soldati e di undici agenti di polizia".

E con raccapriccio il vice ministro dell'Interno Mohammad Ayub Salangi ha rivelato che i talebani avrebbero tagliato le dita di undici elettori "colpevoli" di aver disobbedito nella provincia di Herat al divieto imposto di recarsi alle urne.

SDA-ATS