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Il "capo negoziatore" dei talebani Syed Mohammad Tayyab Agha si è dimesso. Dirigeva l'Ufficio politico del movimento con sede a Doha, una rappresentanza istituita nel giugno 2013 in Qatar per partecipare ai colloqui per un eventuale processo di pace in Afghanistan.

Intanto trapelano notizie dei primi scontri armati tra talebani dopo la spaccatura seguita all'annuncio della morte del mullah Omar e alla scelta di Mansour come nuovo capo.

Domenica, nel distretto semidesertico di Qaysar, nella provincia settentrionale di Faryab, si sarebbero affrontati i seguaci dei mullah Hafizullah e Abdul Samad, rispettivamente appartenenti alla maggioranza pashtun e alla minoranza uzbeka, due comunità da sempre reciprocamente diffidenti anche al di fuori del movimento ultraislamista. Il bilancio è di nove morti e undici feriti. Abdul Samad si era attribuito le prerogative di governatore provinciale-ombra.

Nelle stesse ore un'altra battaglia avrebbe visto contrapposte nella provincia di Herat, più a ovest, due fazioni rivali operanti nel distretto di Shindand, tra i più instabili dell'intero Paese: i morti sarebbero stati almeno otto, compreso uno dei comandanti. Sono state fonti della polizia e dell'esercito governativi a diffondere tali informazioni, prontamente smentite come "propaganda nemica" dai ribelli: ma senza la convinzione che sarebbe stato naturale aspettarsi.

Tutto indica insomma che si acuiscono di giorno in giorno le divisioni tra gli ex studenti coranici, probabilmente latenti da parecchio tempo ma scatenate adesso dal recente annuncio della morte del loro leader storico, il mullah Omar, e dalla nomina a successore del suo vecchio vice, il mullah Mansour, sgradito a molti forse perché troppo moderato, sconfessato dalla stessa famiglia del defunto e comunque malvisto per aver tenuto nascosta troppo a lungo la scomparsa del predecessore, risalente a quasi due anni e mezzo fa.

Almeno ufficialmente, è questa la posizione di Agha, che ha liquidato l'aver taciuto per così tanto tempo "un errore storico da parte di coloro che vi sono coinvolti", appunto Mansour e la sua cerchia.

"Ora", prosegue l'ex responsabile della rappresentanza di Doha in un comunicato diramato oggi (ma la rinuncia risalirebbe a 24 ore prima), "il fatto che il nuovo capo sia designato al di fuori del Paese e a opera di individui che risiedono all'estero va considerato anch'esso un grande errore storico", insiste.

Nella nota Agha ricorda come in passato scelte compiute in maniera analoga, per esempio all'epoca dell'invasione sovietica nel 1979 o dopo il rovesciamento del regime islamista sotto le bombe americane nel 2001, abbiano sempre sortito "ripercussioni molto negative" per l'Afghanistan.

Il nuovo leader, conclude, sarebbe al contrario dovuto essere nominato "in patria, alla presenza dei coraggiosi mujaheddin, nelle loro roccheforti".

L'autenticità del testo non è stata confermata dal più noto tra i portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ma al suo posto lo hanno fatto almeno altri tre gerarchi della fazione del dimissionario, due dei quali di stanza a Doha. "I rapporti tra il mullah Mansour e Tayyab Agha non sono mai stati amichevoli, neppure quando era vivo il mullah Omar", hanno spiegato.

La decisione fatidica dell'ex numero due, di inviare il mese scorso in Pakistan una propria delegazione per i primi colloqui di pace alla luce del sole con il governo di Kabul, avrebbe colmato la misura. E magari, a far precipitare definitivamente la situazione, avrebbe poi provveduto il misterioso assassinio giovedì scorso in Pakistan del mullah Akub, figlio di Omar, riferito dall'emittente televisiva afghana 'ToloNews': anche Akub puntava a succedere al padre, e Mansour potrebbe aver deciso di toglierlo di mezzo alla vigilia della propria proclamazione.

Una prova indiretta del rischio di disfacimento del movimento ultraintegralista può del resto intravvedersi nella mossa con cui i talebani hanno tentato di controbattere alle insinuazioni crescenti: la pubblicazione su Facebook di alcuni video in cui folle di ferventi musulmani acclamano Mansour, e sembrano riconoscerne in tal modo l'autorità.

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SDA-ATS