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I talebani afghani hanno criticato oggi il silenzio dei "cosiddetti protettori dei diritti umani" e dei "media che si dicono liberi" riguardo l'uccisione, durante operazioni militari afghane ed internazionali avvenute giorni fa, di 70 civili nella provincia nord-orientale di Kunar.

In una dichiarazione dell'Emirato islamico dell'Afghanistan, i talebani precisano che gli attacchi sono avvenuti nel distretto di Ghaziabad, e più in particolare nelle aree di Chowki e Wigal, che le vittime sono "uomini, donne e bambini", mentre vi sono anche state decine di feriti.

L'episodio è stato denunciato anche dalle autorità di Kunar ed anche dal presidente Hamid Karzai, che ha annunciato l'invio di una missione per appurare l'accaduto. Da parte sua la Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf, sotto comando Nato) ha prima sostenuto che l'attacco aveva colpito insorti armati, ma successivamente ha annunciato l'apertura di una indagine, i cui risultati non sono ancora noti.

Gli insorti assicurano che "i soldati americani hanno realizzato un bombardamento notturno e distrutto circa 50 case che appartenevano a gente che non aveva alcuna relazione con la militanza". Queste vittime causate dagli americani, si dice ancora, "giungono pochi giorni dopo la pubblicazione di un rapporto dell'Onu secondo cui le morti di civili provocate dagli americani e dai loro alleati sono fortemente diminuite". Di fronte a questo, conclude il documento, è significativo il silenzio "dei cosiddetti avvocati dei diritti umani" e "dei media che si dicono liberi" che "condividono così gli obiettivi del colonialismo, e accusano di solito delle vittime civili i talebani".

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SDA-ATS