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Non ci sono solo le decine di migliaia di disperati che, raggiunte con ogni mezzo le coste della Libia, premono per raggiungere l'Europa, mettendosi nelle mani di crudeli trafficanti di esseri umani. L'Africa è teatro di un gigantesco fenomeno di migrazioni interne.

E spesso i Paesi di destinazione non possono essere definiti ricchi. È soltanto una affannosa ricerca di migliori condizioni in Paesi vicini che si spera siano in grado di assicurare almeno la sopravvivenza. Ma i Paesi della speranza spesso decidono, per motivi diversi, di chiudere la porta alla solidarietà.

Come ha fatto, solo poche ore fa, il Gabon che, con una operazione che ha coinvolto le forze di sicurezza, ha 'rimpatriato' (il termine espulsione in Africa non viene utilizzato) 400 clandestini verso i Paesi d'origine, non tutti poveri o insanguinati da conflitti: Mali, Burkina Faso, Senegal, Togo, Nigeria, Benin, Ghana, Gambia. Quello delle migrazioni in Africa è fenomeno antico che però è assurto a problema quando ha determinato contraccolpi negativi sociali per gli Stati ospitanti.

I governi hanno reagito in forma ufficiale (con la politica dei rimpatri o dei respingimenti alla frontiera). Ma spesso la presenza di immigrati irregolari ha scatenato la reazione dei residenti che, in primo luogo, mal sopportano la presenza sulle strade di mendicanti che spesso usano bambini per indurre all'elemosina. Poi perché ritengono i migranti clandestini disponibili ad accettare pessime condizioni di lavoro e di sicurezza pur di racimolare qualche soldo.

E quando il livore è diventato rabbia, s'è scatenata una caccia all'uomo, come accaduto nei mesi scorsi in Sudafrica. Ma oggi i governanti del Continente sembrano guardare a questo problema solo in un'ottica europea, tanto che il presidente senegalese Macky Sall ha ammonito l'Ue a non "barricarsi, perché questa non è la soluzione". Ma i migranti continuano a lasciare i loro villaggi, andando verso l'El Dorado di turno: l'Europa nel migliore dei casi o altri Paesi africani, che però sono sempre meno disposti ad aprire le loro frontiere a disperati.

Il tempo della solidarietà o della convenienza sembra essere finito. Per oltre trent'anni uomo forte della Costa d'Avorio, Felix Houphouet-Boigny aprì le porte del suo Paese a chi, dalle regioni vicine, poteva aiutare lo sviluppo della Nazione. E furono moltissimi ad accogliere l'invito. Oggi la Costa d'Avorio è terra d'emigrazione e molti ivoriani hanno visto interrotto il cammino verso l'Europa nel ventre di un barcone, in fondo al Mediterraneo.

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SDA-ATS