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Il volume d'affari delle agenzie di viaggio è in calo.

KEYSTONE/SALVATORE DI NOLFI

(sda-ats)

La pressione sui prezzi si è fatta sentire presso le agenzie di viaggio elvetiche nel 2016: ciascuna ha generato in media un fatturato di 2,92 milioni di franchi, contro 3 milioni l'anno precedente.

Il giro d'affari medio per collaboratore è scesa da 0,97 a 0,88 milioni, indica l'inchiesta realizzata dalla Federazione svizzera di viaggi (FSV) in collaborazione con l'Università di San Gallo e pubblicata oggi.

L'andamento degli affari viene definito "appena soddisfacente" dall'organizzazione. Le prospettive a corto termine restano mitigate, ma rispetto all'anno scorso gli attori del ramo si mostrano un po' meno pessimisti. Nel 2016 la situazione geopolitica in numerose destinazioni aveva penalizzato il settore. Con l'avvicinarsi delle vacanze autunnali la domanda per Egitto, Tunisia e Turchia è tornata a salire.

Stando all'ultimo sondaggio condotto dall'assicuratore Allianz Global Assistance in collaborazione con l'istituto LINK di Lucerna e la FSV su 1'026 persone, pure pubblicato oggi, in media gli svizzeri effettuano 2,76 viaggi privati di almeno tre notti all'anno, contro 2,8 l'anno scorso. L'82% parte almeno una volta all'anno (-2 punti percentuali). Il trend verso i viaggi personalizzati prosegue: il 69% (+2 punti percentuali) preferisce questa forma di viaggio, mentre il 23% (-2 punti percentuali) preferisce prenotare un pacchetto tutto compreso.

Rispetto al sondaggio 2016, la quota di prenotazioni effettuate in anticipo è nuovamente cresciuta (+4 punti percentuali). Uno svizzero su due (50%) prenota il proprio viaggio con almeno due mesi di anticipo. Si può supporre - affermano gli autori - che tale risultato sia riconducibile a una diversa valutazione dei rischi e a una minore preoccupazione a livello personale dei viaggiatori poiché, nello stesso periodo, anche la paura legata ai rischi per la sicurezza è decisamente diminuita. Ad avere timore di possibili disordini e atti terroristici durante i viaggi è il 51% degli intervistati, contro il 55% nel 2016.

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SDA-ATS