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Agricoltura ancora troppo dipendente da energie fossili

L'agricoltura svizzera continua a dipendere fortemente dalle energie fossili, mentre le fonti rinnovabili rappresentano una percentuale infima (6%) dei consumi. È la conclusione cui è giunto uno studio del centro di ricerca agronomica della Confederazione Agroscope pubblicato oggi, in cui si sottolinea il forte potenziale di riduzione dei consumi, specie di combustibili come il diesel e la nafta.

In media, indica una nota odierna di Agroscope che si basa sui dati del 2012, per ogni ettaro utile destinato all'agricoltura si consuma l'equivalente di 1400 litri di olio da riscaldamento, di cui più della metà imputabile all'energia grigia o indiretta; si tratta di quell'energia destinata alla fabbricazione di macchinari, edifici agricoli, o alla produzione di mangime animale.

I forti consumi si spiegano con la piccola taglia delle aziende agricole, con l'accentuata meccanizzazione, con l'alto numero di serre (particolarmente ingorde di energia) e con l'estensione dell'allevamento. Questa situazione fa si che, per ettaro utile, in Svizzera i consumi energetici siano di 2,5 più elevati rispetto alla media Ue. Dal 1990 al 2012, il consumo energetico globale è rimasto costante: 51 gigajoule (GJ).

Forte dispendio energia fossile, rinnovabili al 6%

Il consumo energetico diretto (carburanti, combustibili, elettricità e energie rinnovabili), destinato al funzionamento e all'utilizzo di macchine e edifici agricoli, rappresenta all'incirca il 30% del dispendio globale, di cui una buona parte riconducibile al consumo di diesel. A tale riguardo, per il 2012 Agroscope ha calcolato un consumo di 5,5 gigajoule per ettaro, pari a un dispendio globale di 150 milioni di litri di diesel.

Il riscaldamento delle serre per la produzione di legumi, determinati tipi di frutta, fiori e altro rappresentava il 25% dei consumi diretti nel 1990 e il 23% nel 2012, una quota giudicata "elevata" dagli specialisti di Agroscope. Negli ultimi dieci anni, per il riscaldamento di queste strutture si è registrata una migrazione dalla nafta al gas naturale e propano. Le stalle continuano invece ad essere riscaldate essenzialmente con olio da riscaldamento.

L'elettricità e le rinnovabili rappresentano il 28% del consumo diretto di energia. Per le energie pulite, la percentuale riferita al 2012 è del 6%, il doppio rispetto al 1990.

Energia indiretta, forte incremento causato da mangimi

La quota preponderante dei consumi (70%) è collegabile all'energia indiretta, di cui buona parte riguarda le macchine e gli edifici agricoli. Nel 2012, la fabbricazione di macchine, attrezzi e motori agricoli rappresentava un consumo di 9,4 gigajoule per ettaro, ossia l'equivalente di tre litri di nafta per chilo di macchinario.

La produzione di mangime destinato ad essere importato è particolarmente vorace di energia indiretta. Considerato il forte sviluppo dalla fine degli anni '90, i consumi indiretti sono più che raddoppiati attestandosi al 20% (sempre per il 2012). La produzione di sementi di cereali importati e prodotti fitosanitari rappresentano una quota non disprezzabile del consumo energetico indiretto.

Stando agli specialisti, vi sono margini di miglioramento per quanto riguarda l'uso di energie fossili nell'agricoltura, specie di diesel e nafta. Risparmi sono ottenibili anche nell'uso di gas e elettricità.

Ciò vale anche per i consumi di energia indiretta, tenuto conto dell'importante fetta che si ritagliano. In questo campo spetta soprattutto alla ricerca sviluppare processi produttivi meno dispendiosi in energia.

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