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Aiuto sociale: primo calo dal 2008

Dopo un decennio le cifre relative all'aiuto sociale tornano a scendere. KEYSTONE/CHRISTOF SCHUERPF sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 23 dicembre 2019 - 11:54
(Keystone-ATS)

Per la prima volta dal 2008 scendono i numeri dell'aiuto sociale. Nel 2018 sono infatti diminuite - da 278'345 a 272'700 - le persone che ne hanno beneficiato almeno una volta, ma anche la quota nazionale ha registrato una leggero calo, dal 3,3% al 3,2%.

È quanto mette in rilievo l'annuale indagine sull'argomento realizzata dall'Ufficio federale di statistica (UST). La riduzione di chi ha percepito prestazioni dell'aiuto sociale si riflette anche sui dati cantonali, viene precisato in una nota odierna.

La percentuale è infatti scesa in circa la metà dei Cantoni, mentre solo in tre - Giura, Glarona e Vallese - si osserva un aumento. Il Ticino il dato è stabile rispetto a un anno fa e si attesta al 2,7%, ovvero sotto la media svizzera.

I Cantoni romandi e quelli urbani continuano ad avere tassi di aiuto sociale superiori agli altri. Neuchâtel è saldamente in testa a oltre il 7%, seguito da Basilea Città, Ginevra, Vaud e Berna. Dall'altra parte della scala vi sono Obvaldo, Appenzello Interno e Nidvaldo, tutti intorno all'1%.

Le categorie più a rischio sono quelle formate da minorenni (5,2%), divorziati (5,5%) e stranieri (6,1%). Dei 175'200 dossier con prestazione di assistenza, è stato possibile chiuderne 49'300, il che corrisponde a una quota del 28,1%. Se si prendono in considerazione solo quelli chiusi in seguito all'inizio di un nuovo lavoro o all'ampliamento di un'attività professionale, la percentuale di uscita è del 7,8%, indica l'UST.

Le coppie con uno (12,9%) o due (13,1%) figli hanno una possibilità più alta di abbandonare l'aiuto sociale migliorando la loro situazione occupazionale, in quanto all'interno dell'economia domestica vi sono due adulti che possono avere un reddito. Meno chance hanno le persone che vivono sole (6,4%) e le famiglie monoparentali (7,4%).

Per quanto riguarda l'età, le persone fra i 26 e i 35 anni (10,6%) sono quelle con un'opportunità più grande di poter rinunciare alle prestazioni, cosa che non si può dire per la fascia 56-64 (3,7%), che ha meno appeal sul mercato del lavoro. In linea di massima vale il fatto che più è elevato il grado di istruzione più lo è la quota di uscita dall'aiuto sociale.

Un calo del numero totale di beneficiari si nota anche nel settore dell'asilo e dei rifugiati: dai 342'700 individui del 2016 si è passati ai 337'500 del 2018. Ciò è dovuto anche alla continua diminuzione delle richieste d'asilo presentate. L'UST ricorda comunque che la maggioranza delle persone - tre quarti del totale - che usufruiscono dell'aiuto sociale sono svizzeri oppure stranieri con permesso di domicilio o di dimora annuale.

Il tasso di persone che hanno goduto di questa assistenza nel settore dell'asilo si è attestato all'89,6%, mentre nel settore dei rifugiati si è fermato all'85,1%. Stando all'UST, questi dati, rimasti molto elevati nonostante una lieve contrazione rispetto al 2017, mettono l'accento sulle sfide che comporta l'integrazione nel mondo del lavoro per tali gruppi sociali.

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