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Una senza tetto a Ginevra.

Keystone/SALVATORE DI NOLFI

(sda-ats)

Il numero di casi d'aiuto sociale è rimasto stabile nei grandi centri urbani svizzeri. È invece aumentato nelle città di media grandezza e nei piccoli agglomerati. Spesso stigmatizzato, il turismo dell'aiuto sociale appare come un fenomeno relativamente marginale.

Sono queste in sintesi le principali conclusioni dell'ultimo rapporto - pubblicato oggi - sugli indicatori dell'aiuto sociale, che ha preso in considerazione 14 città, tra cui per la prima volta anche Coira. Lo studio è stato condotto tra il 2010 e il 2015 dalla Scuola universitaria professionale (SUP) bernese e dall'Iniziativa delle città per la politica sociale.

Negli ultimi cinque anni, le città di Basilea, Berna, Losanna (VD) e Zurigo hanno registrato un numero di casi d'aiuto sociale stabile o leggermente in calo. Winterthur ha invece visto tale cifra aumentare del 30%. Nelle città più piccole come Zugo, Lucerna, Schlieren (ZH), Uster (ZH), Sciaffusa e Coira l'incremento dei casi oscilla tra il 14% e il 23%. A San Gallo e Bienne (BE) invece è di quasi il 10%.

Sono diversi i fattori che spiegano la differenza di tale evoluzione. Le grandi città dispongono, ad esempio, di un ampio mercato del lavoro con molti impiegati ma pochi spazi abitativi a pigione moderata, gli agglomerati e le città di media grandezza hanno una situazione esattamente opposta. Anche la scomparsa di impieghi adatti a persone poco qualificate contribuisce all'aumento del numero di assistiti, rivela lo studio. Questo cambiamento economico riguarda in particolare ex siti industriali come Winterthur, Sciaffusa e Bienne.

Per la prima volta lo studio ha esaminato la mobilità geografica delle persone che percepiscono tale sostegno facendo emergere che questa ha relativamente poca influenza. Solamente l'8% dei nuovi casi di tutte le città considerate riguarda persone che si sono trasferite e che già precedentemente ricorrevano all'aiuto sociale.

La stragrande maggioranza delle persone che inizia a ricevere il sostegno abita già da più tempo nella città in questione, ha affermato a Berna in occasione delle conferenza stampa di presentazione dell'indagine Nicolas Galladé, presidente dell'Iniziativa delle città per la politica sociale. Zurigo, ad esempio, ha registrato 170 casi provenienti da altrove, su un totale di 12'000. "Non si può dire che la mobilità dei beneficiari sia un fattore che spiega l'aumento dei dossier", ha aggiunto Galladé. È da sottolineare che il fenomeno dello spostamento geografico è stato osservato solo sull'arco di tre anni (2012-2014) e non considera la città di Coira.

Complessivamente, sull'arco di un anno nel 2015 il numero di assistiti nelle 14 città esaminate è aumentato del 2,2%. Come gli scorsi anni, Bienne e Losanna sono in testa alla classifica, con rispettivamente dei tassi dell'11,6% e dell'8,8%. Da notare tuttavia che la città vodese registra una chiara tendenza al ribasso: è infatti scesa ai livelli del 2011 - grazie ad una politica di reinserimento in particolare orientata ai giovani - dopo il picco raggiunto nel 2012 (10,3%), anno di revisione della legge sulla disoccupazione. Nelle città svizzero tedesche, Zurigo censisce un tasso di assistiti del 4,5%, Basilea del 6,3% e Berna del 5,2%.

In generale, la durata media dell'aiuto continua a prolungarsi attestandosi a 42 mesi (40 mesi nel 2014). Tra il 20 e il 30% dei casi di aiuto sociale vengono risolti nell'arco di un anno. Allo stesso tempo ne vengono ammessi tra il 25 e il 30% di nuovi.

Dallo studio emerge che la formazione e la prevenzione sono le piste più efficaci per ridurre i casi di aiuto sociale. Un esempio è rappresentato dal canton Vaud: qui un giovane non può accedere all'aiuto sociale prima di aver svolto una formazione professionale, ha affermato il vicepresidente dell'Iniziativa delle città per la politica sociale nonché municipale di Losanna Oscar Tosato.

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SDA-ATS