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Al Qaida piange capo e grida vendetta

Questo contenuto è stato pubblicato il 02 maggio 2011 - 20:27
(Keystone-ATS)

"Una catastrofe". Mentre il mondo tira un sospiro di sollievo e gli Stati Uniti esultano per la missione compiuta del presidente Barack Obama che ha eliminato il ricercato numero uno Osama Bin Laden, a piangere oggi il loro "padre spirituale" - così lo definiscono - sono le formazioni qaediste. La base, misteriosa e sfuggente quanto estesa e onnipresente, minaccia vendetta ma è anche costretta a riorganizzarsi, a partire dalla testa.

Se la leadership sembra passare di diritto al numero due, a quell'Ayman al Zawahri che già per anni è stato il braccio destro di Bin Laden e ha fatto le sue veci anche diffondendo messaggi e moniti all'occidente, nelle mani dell'intelligence c'è una lista di nomi in ruoli già consolidati in seno all'organizzazione che potrebbero adesso rapidamente scalare la gerarchia da ridisegnare dopo la scomparsa del principe nero saudita. A questo proposito fa però notare l'analista pachistano Ahmed Rashid che i connotati di al Qaida sono negli anni molto cambiati, passando da un'organizzazione "fortemente gerarchizzata" a qualcosa di "più sciolto e amorfo" dove la filosofia dominante è "un uomo, una bomba". Al Qaida per anni è stata una sorta di "ditta" cui chiunque poteva aggregarsi "mettendo una bomba da qualche parte", spiega ancora Rashid. Per questo oggi possono ritenersi a tutti gli effetti voci dell'organizzazione quelle di Aqba (al Qaida nella penisola arabica) proveniente dallo Yemen, secondo cui la morte di Osama bin Laden è una "catastrofe". O di Aqmi (al Qaida per il Maghreb islamico) nelle cui mani ci sono ancora ostaggi stranieri, anche un'italiana. Nella sua reazione Aqba ha inoltre affermato che i suoi responsabili si riuniranno nel sud dello Yemen per pubblicare un comunicato sul "futuro della jihad nel periodo a venire".

Giurano intanto vendetta i talebani pachistani (il Ttp), che nel 2007 hanno stretto una alleanza con al Qaida, sancita da Osama bin Laden in persona, minacciando di "attaccare gli obiettivi americani e il governo di Islamabad". "Se (Bin Laden ndr) ha conosciuto il martirio, noi vendicheremo la sua morte e lanceremo attacchi contro i governi americano e pachistano, e le loro forze di sicurezza, perché sono nemici dell'Islam", ha detto il portavoce del movimento, Ehsanullah Ehsan.

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