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Algeria: arresti in massa, pugno duro del governo

ALGERI - La promessa di "punire" i giovani colpevoli di "atti criminali" fatta dal ministro dell'interno algerino, Daho Ould Kablia, durante i primi momenti della protesta, è stata mantenuta. Secondo un bilancio ufficiale, sono stati arrestati almeno 1100 manifestanti, in buona parte minorenni.
La stessa scena si ripete un po' in tutto il paese: giovani manifestanti vengono trasportati in gruppo nelle aule dei tribunali che, all'esterno, sono assediati da madri, padri, fratelli e sorelle in cerca di un ragazzo della famiglia arrestato durante gli scontri.
Ad immortalare i 'vandali', le telecamere di sorveglianza che, con sorprendente lungimiranza, sono state piazzate negli ultimi mesi. Almeno 500, riporta la stampa, sorvegliano o meglio sorvegliavano Algeri, visto che sono state poi messe fuori uso dai manifestanti.
"Le prigioni sono piene", ha dichiarato il vice presidente della Lega algerina per i diritti umani (Laddh), Nourredine Benyessad, precisando di non avere ancora il numero esatto degli arresti. Proprio per aiutare e garantire un'assistenza giudiziaria anche alle famiglie più disagiate, la Laddh ha inviato nei tribunali di Algeri e delle principali città del paese, come Annaba, Orano e Tizi Ouzou, una ventina di avvocati volontari.
Accusati di furto, distruzione di beni pubblici e privati, "molti giovani tra i 19 e i 26 anni colti in flagranza di reato - ha spiegato - rischiano da 1 a 2 anni di carcere". Invece, è previsto il rilascio dei minorenni che saranno "affidati ai genitori" e "tenuti sotto osservazione per il futuro", ha detto Ould Kablia. Il ministro è uno dei pochi membri del governo ad aver fatto dichiarazioni in questi giorni, mentre il presidente Abdelaziz Bouteflika continua a mantenere il silenzio. Con tono paternalistico ha parlato anche alla televisione di Stato dichiarando che anche se i manifestanti appartengono alla fascia "più radicale" dei giovani, "si tratta pur sempre della gioventù algerina".
Pugno duro quindi, ma anche agenti sotto controllo e "istruiti per far fronte alle violenze evitando ogni sbavatura" e "scontri violenti con i manifestanti". In realtà, qualche 'sbavatura' c'é stata, ma certo nulla al confronto della vicina Tunisia, dove le forze di sicurezza hanno sparato sui manifestanti. Nei cinque giorni di proteste algerine, 5 persone sono morte, di cui almeno una uccisa dal fuoco degli agenti, e 800 sono rimaste ferite. Oltre 700, secondo fonti ufficiali, sono agenti. Nel paese oggi è tornata la calma. Anche se la tensione resta alta e si teme che basti una piccola scintilla a riaccendere i disordini. Come questa mattina ad Algeri, dove giovani venditori abusivi hanno avuto violenti scontri con la polizia che aveva tentato di farli sgombrare dalla strada.

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