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Rompe il silenzio, il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, e tenta di allentare il clima di tensione che, anche sulla scia di Tunisia e Egitto, si respira in Algeria ormai da qualche settimana: lo Stato d'emergenza, in vigore da 19 anni, ha promesso, sarà revocato "in un futuro molto vicino".

Un annuncio che l'opposizione, in una prima reazione a caldo, ha respinto confermando nonostante il divieto ribadito dallo stesso capo dello Stato, la manifestazione del 12 febbraio ad Algeri. Lo Stato d'emergenza, ha detto Bouteflika, davanti al Consiglio dei ministri, "non ha in nessun momento ostacolato un'attività politica pluralista" ed è stato instaurato "per le necessità della lotta anti terrorismo". Però, "per mettere fine a tutte le polemiche infondate su questa questione", ha aggiunto, "incarico il governo di lavorare all'elaborazione di testi appropriati che permetteranno allo Stato di portare avanti la lotta anti terrorismo, fino alla sua conclusione, con la stessa efficacia e sempre nel quadro della legge". In un discorso, reclamato più volte dalla stampa dopo le proteste che all'inizio di gennaio hanno scosso il paese facendo 5 morti e 800 feriti, il presidente ha anche ordinato di migliorare ed allargare le iniziative per il sostegno all'impiego, in particolare dei giovani, ma anche di accelerare la consegna e costruzione delle abitazioni sociali.

Un'attenzione particolare è stata richiesta da Bouteflika, in carica dal 1999, alla 'questione prezzi' dei prodotti alimentari, all'origine delle proteste. Oltre a quello di zucchero, olio, pane e latte, sarà calmierato anche il prezzo dei legumi e saranno fissati i margini di profitto per i prodotti di largo consumo. Tentando di lanciare un segnale di apertura, 'Boutef', come lo chiamano gli algerini, ha anche chiesto che la televisione e la radio di stato, le uniche presenti nel paese, garantiscano "la copertura dell'insieme dei partiti e organizzazioni accreditati aprendo in modo equo i loro canali". Non è mancata però un'ammonizione ai "partiti politici e organizzazioni" che "devono tenere conto della legge". "La libertà non dovrà sfociare nell'anarchia" alla quale "l'Algeria ha già versato un pesante tributo", ha detto ribadendo che le manifestazioni possono essere organizzate ovunque "ad eccezione di Algeri". Una misura introdotta dopo la 'marcia dei berberi' del 2001, finita in un bagno di sangue. Il leader dell'opposizione, Said Sadi, ha già annunciato all'ANSA, che "la marcia del 12 febbraio sarà mantenuta". Il discorso di Botueflika, ha aggiunto "è una manovra, pura manipolazione". Anche altri componenti del 'Collettivo per la democrazia e il cambiamento', citati dalla stampa algerina online, pur definendo 'positivo' l'annuncio sulla revoca dello Stato d'emergenza hanno confermato che scenderanno in piazza.

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SDA-ATS