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Almeno 25 morti e un centinaio di feriti negli ultimi tre giorni è il bilancio di un'escalation di violenze tra la comunità araba e la minoranza berbera dei mozabiti avvenuta nella zona di Ghardaia, in Algeria.

Secondo l'agenzia di stampa ufficiale algerina APS, teatro degli scontri sono state soprattutto le cittadine di Berriane e Guerrara, della valle di M'Zab nel nord del Sahara. Solo la notte scorsa 18 persone sono rimaste uccise nelle violenze a Guerrara e Sidi Abaz. Le ultime notizie parlano di negozi e case bruciate. Gli scontri hanno visto come protagonisti gruppi di giovani che si affrontano con armi bianche e spranghe. Ma almeno una delle vittime mostra i segni di proiettili di armi da fuoco.

Le violenze sono scoppiate lo scorso fine settimana e si sono intensificate la notte scorsa. Le forze di sicurezza hanno inviato rinforzi nell'area. Stamani il ministro dell'Interno Noureddine Bedoui è giunto a Ghardaia, a circa 600 km da Algeri, per incontrare i responsabili locali. Intanto dai leader tribali arriva un appello alla "saggezza".

Nelle ultime 72 ore si è registrata una forte recrudescenza, culminata in corpo a corpo che le forze di sicurezza, pure presenti in gran numero dopo il primo manifestarsi delle tensioni, non sono riuscite a domare. Molti gli episodi di violenza urbana: sono segnalati vandalismi ed incendi dolosi di abitazioni, negozi, magazzini, autovetture, arredi urbani e persino palmeti.

Testimoni riferiscono che le strade sono ormai territorio incontrastato di decine di persone che, a bordo di motociclette e con il volto coperto da caschi o fazzoletti, seminano il terrore. Alcuni cadaveri, sempre stando a quanto riferito da testimoni, sono stati scoperti all'interno di abitazioni i cui legittimi proprietari o locatari erano stati costretti a fuggire sotto la minaccia di armi da fuoco.

Una unità di crisi istituita dal ministero dell'Interno sta cercando di prendere le misure necessarie ed urgenti per porre fine all'ondata di violenze che ha reso un deserto alcune delle città del distretto, con gli abitanti barricati in casa per timore di venire coinvolti, loro malgrado, in quanto sta accadendo.

Il presidente della repubblica, Abdelaziz Bouteflika, ha presieduto una riunione d'urgenza cui hanno partecipato il primo ministro, Abdelmalek Sellal, il viceministro della Difesa e capo di Stato maggiore delle Forze armate, generale Ahmed Gaïd Salah, ed il direttore del gabinetto della Presidenza, Ahmed Ouyahia.

Intanto centinaia di mozabiti (gruppo etnico berbero che abita la regione di M'zab) hanno manifestato davanti alla sede della stampa di Algeri per denunciare l'escalation di violenze degli ultimi giorni nella città di Ghardaia. I manifestanti in particolare, accusano le autorità di non avere fatto nulla per fermare le violenze.

La provincia di Ghardaia è da anni teatro di violenti scontri tra la popolazione di origine araba e quella berbera. Lo scorso 16 giugno sei persone sono riamaste ferite, mentre due sono state arrestate per aver commesso degli atti violenti. Le violenze fra beduini mozabiti e militanti della tribù araba Chaambi residenti nell'area di Ghardaia sono costate diversi morti negli ultimi mesi.

Il governo del presidente Abdelaziz Bouteflika ha schierato oltre quattromila militari per riprendere il controllo della situazione. Le ulteriori misure annunciate ieri tuttavia non hanno sortito alcun effetto immediato, alla luce dell'escalation di violenze registrata la scorsa notte.

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SDA-ATS