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Allarme sulla nuova ondata, Cina e Corea Sud tremano

La situazione sta ancora evolvendo. KEYSTONE/EPA/ROMAN PILIPEY sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 11 maggio 2020 - 21:30
(Keystone-ATS)

I timori della Cina di una nuova ondata di Covid-19, con i casi interni in risalita, non hanno risparmiato neanche i diplomatici stranieri, tenuti al test dell'acido nucleico se interessati a seguire la sessione parlamentare della prossima settimana.

In Corea del Sud invece, l'improvvisa fiammata di contagi ha spinto il governo a rinviare di una settimana la riapertura delle scuole.

L'invito del ministero degli Esteri cinese, con le relative indicazioni, è stato consegnato alle ambasciate nel giorno in cui Pechino ha annunciato 5 nuovi casi, tutti da asintomatici, a Wuhan, il focolaio della pandemia, all'indomani dell'infezione accertata nel distretto di Dongxihu, la prima dal 4 aprile, dove l'allerta sanitaria è salita da bassa a media. L'azzeramento dei contagi interni è durato pochi giorni, in un equilibrio precario rotto dai vari focolai registrati nel nordest del Paese.

A Seul si è registrato un copione non molto diverso e, dagli zero casi del 30 aprile, l'ottimismo del ritorno a scuola del 13 maggio è stato ridimensionato dal 'fattore Itaewon'. La mossa, annunciata dal viceministro dell'Educazione Park Baeg-beom, è maturata dopo le consultazioni con le autorità sanitarie alla luce del rialzo delle infezioni da Covid-19 degli ultimi giorni, alimentate dal 'super diffusore' di 29 anni di Yongin, nella provincia di Gyeonggi, che frequentando i locali della movida della capitale a Itaewon nel weekend del Primo Maggio ha contagiato secondo le ultime stime almeno 94 persone.

Il Korea Centers for Diseas Control and Prevention (Kcdc) ha accertato, in particolare, 63 casi nei 5 club visitati dal 'paziente 1' e altri 23 tra i suoi familiari e amici. "Abbiamo bisogno di agire velocemente per trovare i pazienti e stroncare la trasmissione della malattia", ha detto la numero uno della Kcdc, Jeong Eun-kyeong, sollecitando coloro che hanno visitato Itaewon dal 24 aprile al 6 maggio a sottoporsi ai test, pur in assenza di sintomi. Anche in forza delle esperienze passate, "questa settimana è veramente cruciale per frenare il focolaio" rimasto per ora nella cerchia del paziente 1, ha notato Jeong. Del resto, i casi complessivi odierni, schizzati a 35 e al livello più alto dal 9 aprile, "non consentono di abbassare la guardia".

Per facilitare i test, la città di Seul ha garantito gratuità e anonimato, mentre prosegue la caccia alla metà delle 6.000 persone a rischio individuate con l'app di tracciamento, le videocamere di sorveglianza e il pagamento con carta di credito.

In Cina, intanto, Shulan, città di 670mila abitanti nella provincia di nordest di Jilin che confina con la Corea del Nord, è da domenica in rigido lockdown a seguito degli 11 casi di infezione da Covid-19 accertati nel weekend. In base alle norme d'emergenza, solo una persona per famiglia è autorizzata a uscire quotidianamente e ad acquistare i beni di prima necessità, secondo un copione noto riferito dalla tv statale Cctv.

Il bollettino odierno ha fatto emergere che domenica i nuovi casi di coronavirus sono stati 17 in Cina, ai massimi delle ultime due settimane, di cui 7 importati nella Mongolia interna e 10 domestici, suddivisi tra le province di Hubei (5, tutti nel capoluogo Wuhan), Jilin (3), Liaoning (1) e Heilongjiang (1). Uno scenario che non allenta le tensioni di Pechino, alle prese con i preparativi della Conferenza consultiva politica del popolo cinese (Cppcc) e del Congresso nazionale del popolo (Npc), il ramo legislativo del parlamento cinese. Previste a marzo, "le due assemblee" (lianghui), evento politico ed economico più importante dell'anno, furono rinviate per i rischi connessi alla pandemia. Apriranno i lavori, rispettivamente, il 21 e il 22 maggio rispettando un programma dimezzato a una settimana. I giornalisti, di solito 3.000, saranno ridotti a poche centinaia.

L'annuncio della "vittoria" nella guerra contro il Covid-19, atteso da parte del presidente Xi Jinping, sarà un po' articolato a causa degli equilibri ancora precari. Senza considerare le pressioni esterne, Stati Uniti in testa.

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