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Quasi l'84% dei nuclei domestici costituiti da persone povere e il 57% di quelle in situazione precaria dispongono di alloggi "inadeguati" sotto vari aspetti, in particolare quello del costo.

Lo rileva uno studio pubblicato oggi a Berna, secondo cui il 37% di queste persone è costituito da famiglie monoparentali e quasi il 43% da persone di origine straniera.

L'indagine è stata realizzata dalla Conferenza svizzera delle istituzioni dell'azione sociale (COSAS) e dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera nord-occidentale (FHNW), con il sostegno del Programma nazionale contro la povertà e dell'Ufficio federale delle abitazioni.

Per valutare se l'offerta di alloggi è adeguata lo studio ha preso in considerazione quattro aspetti: costi, dimensioni, qualità e ubicazione. E ha constatato che tra le economie domestiche povere la percentuale di quelle con alloggi inadeguati è quattro volte più elevata rispetto alla popolazione nel suo insieme.

La causa principale del problema sono le spese di alloggio troppo elevate. L'82% dei nuclei domestici poveri (ossia ridotti al minimo vitale secondo le norme COSAS) e il 48,9% di quelli in situazione di precarietà (il cui reddito non supera di oltre il 20% del minimo vitale) spendono oltre il 30% del loro reddito lordo per l'affitto, il che costituisce un onere eccessivo, affermano gli autori dello studio.

Dall'indagine emerge anche che il 12,6% dei nuclei domestici poveri e l'8% di quelli in situazione di precarietà vivono in appartamenti troppo piccoli. La "scarsa qualità" riguarda rispettivamente il 7,5 e il 7%, mentre il 12% circa delle economie domestiche povere e precarie abitano "più spesso della media in zone che ostacolano la partecipazione alla vita sociale".

Tra il 2007 e il 2012 la situazione è rimasta pressoché invariata. Rispetto al 2007, le economie domestiche che vivono in appartamenti sufficientemente grandi sono leggermente aumentate, ma è cresciuto anche il numero di quelle che abitano in una posizione sfavorevole. Fatta eccezione per l'aspetto dell'ubicazione, rileva ancora lo studio, le economie domestiche povere che vivono nelle zone urbane hanno condizioni di alloggio peggiori rispetto a quelle che vivono nelle zone meno densamente popolate.

Non tutti i gruppi sociali ad alto rischio di povertà sono interessati in ugual misura dai problemi di alloggio. A trovarsi in questa situazione sono molto spesso le persone sole di meno di 65 anni (31,2%), le famiglie monoparentali (37,4%), ma soprattutto le economie domestiche composte da persone di origine straniera (42,8%): tra queste ultime, l'incidenza è oltre due volte superiore a quella rilevata tra le economie domestiche svizzere (17,9%).

Anche tra i beneficiari di rendite di vecchiaia il numero di persone con problemi di alloggio è superiore alla media (38,9%). Nella maggior parte dei casi (30,5%), questa situazione è riconducibile all'onere eccessivo delle spese di affitto. Tuttavia, malgrado il reddito esiguo, le economie domestiche composte da pensionati possono contare sulla sostanza che hanno accumulato.

Una soluzione parziale in tempi brevi potrebbe essere secondo gli autori dello studio un aumento degli importi massimi per le spese di pigione nell'aiuto sociale e nelle prestazioni complementari AVS/AI. Questa correzione rischierebbe però di indurre i proprietari ad aumentare i canoni di affitto, aggravando ulteriormente l'onere delle spese di alloggio. Un'altra soluzione sarebbe quella di aumentare l'offerta di alloggi a pigione moderata, per esempio promuovendo maggiormente la costruzione di abitazioni di questo tipo. In tal caso, occorrerebbe però rivedere le relative modalità di assegnazione dato che, secondo gli esperti, spesso le economie domestiche povere non riescono ad accedervi.

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SDA-ATS