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Ci sono anche almeno otto stranieri tra i militanti jihadisti uccisi dall'esercito filippino in dieci giorni di combattimenti a Marawi, la città del sud attaccata da due gruppi di combattenti lo scorso 23 maggio, scatenando violenze che hanno causato almeno 160 morti.

Lo ha comunicato oggi il ministro della difesa, Delfin Lorenzana.

Oltre a malaysiani e indonesiani, la cui presenza era già stata annunciata, tra le vittime ci sono anche un ceceno e uno yemenita, mentre altri 25 militanti uccisi sono stati identificati come filippini. In totale, sono finora 120 i combattenti uccisi, con altri 30 tra soldati e poliziotti uccisi negli scontri.

In risposta all'attacco dei gruppi Maute e Abu Sayyaf, che hanno giurato fedeltà all'Isis, il presidente filippino Rodrigo Duterte ha proclamato da subito la legge marziale per l'intera isola meridionale di Mindanao, che copre un terzo dell'arcipelago a maggioranza cattolica.

Nonostante l'offensiva dell'esercito, anche con bombardamenti aerei, i militanti controllano ancora alcune aree della città di 200 mila abitanti, e si calcola che abbiano sequestrato almeno 200 civili.

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SDA-ATS