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Alpeggio minacciato da cambiamento strutturale in pianura

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 agosto 2011 - 09:39
(Keystone-ATS)

Il 41% di tutte le aziende agricole svizzere in estate porta il bestiame ai pascoli d'alta montagna. Questa pratica ancestrale è però minacciata di sparizione. Secondo un'indagine dell'Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL), un'azienda su due vorrebbe infatti aumentare la propria superficie foraggiera nei prossimi dieci anni, e quindi non avrà più bisogno dell'erba dei pascoli alpini.

Nell'ambito del progetto collettivo AlpFUTUR, coordinato dal WSL e dalla Stazione di ricerca Agroscope Reckenholz-Tänikon ART, è stata studiata l'attuale situazione dell'economia di montagna, che rimane sempre saldamente ancorata all'agricoltura. I ricercatori hanno intervistato 686 gestori di alpi, 856 fattorie che estivano il bestiame e 314 contadini che non praticano l'alpeggio. È risultato che il 48% di tutte le fattorie che allevano animali li porta al pascolo estivo in alta montagna.

L'abbandono dell'estivazione - sottolinea un comunicato del WSL - è però per molti una probabile realtà e già negli ultimi anni è aumentato il numero degli alpi che vengono sfruttati appena sopra il limite minimo di utilizzo per ricevere i contributi federali completi. Nel lungo termine, la flessione del numero di capi portato agli alti pascoli non solo comporterebbe perdite economiche per gli alpi stessi, ma influirebbe negativamente anche sulla tutela del paesaggio: sempre di più pascoli saranno occupati dal bosco.

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