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Ambiente: piante di coca sopravviveranno ai cambiamenti climatici

Questo contenuto è stato pubblicato il 09 novembre 2014 - 16:28
(Keystone-ATS)

I cambiamenti climatici mettono a rischio il futuro di cacao e caffè, ma un altro bene di consumo tropicale altrettanto famoso, la cocaina, si salverà. Lo affermano alcuni esperti al sito 'The Daily Climate', secondo cui la pianta di coca è tra le meglio attrezzate per resistere.

Secondo le proiezioni dell'Ipcc la 'cintura della coca', l'area tropicale in cui la pianta è più diffusa, dovrebbe diventare nei prossimi decenni più calda e secca, con un aumento delle temperature entro fine secolo che potrebbe toccare i 4 gradi. "Ma la coca è unica nel suo genere - spiega Chalres Helling, esperto del dipartimento Usa dell'Agricoltura - ha uno strato di cera molto resistente che protegge le foglie, e tende a far perdere loro meno acqua. È molto più resistente delle altre piante tropicali".

In alcune zone, come il Perù subtropicale, c'è già una diminuzione delle precipitazioni, ma la coca si è già adattata a sopravvivere con 500 millimetri l'anno, e ora sono tre o quattro volte più elevate. "Anzi, i cambiamenti climatici potrebbero favorire i coltivatori - spiega Kenneth Young, agronomo della University of Texas - offrendo loro nuovi terreni favorevoli ad altitudini maggiori".

A supplire ad eventuali problemi climatici, spiega ancora Helling, potrebbe poi intervenire l"ingegnò umano. "Ho già visto dei dispositivi interessanti dal punto di vista agronomico soprattutto in Colombia - spiega l'esperto - e se per caso le piante dovessero iniziare a soffrire, i coltivatori potrebbero sempre cercare delle varietà più resistenti".

Se la pianta di coca sarà tra quelle che si salveranno, molti altri prodotti dell'area tropicale rischiano invece di sparire. A risentire infatti dell'aumento delle temperature, riferisce l'Agenzia Europea per l'Ambiente, sarebbero la produzione mondiale di cacao e caffè, quest'ultima colpita da siccità e da una terribile infezione da funghi sia in Brasile che in Africa. Anche al netto di malattie e siccità, il solo riscaldamento globale, aumentando l'evaporazione nelle zone tropicali ridurrà sensibilmente il rendimento delle piante. L'innalzamento delle temperature sembrerebbe poi incidere anche sulle fioritura e la produzione di sementi delle pianti di fagioli che hanno già ridotto le proprie rese di oltre il 25%; stesso discorso vale per le piante drupacee, tra cui rientrano pesco, susino, albicocco, mandorlo e ciliegio.

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