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LONDRA - Amnesty International ha rivolto un appello al G20 chiedendo a paesi come Usa, Cina e Russia di riconoscere al più presto la Corte penale internazionale (Cpi).
Nel suo rapporto annuale per il 2010, l'organizzazione per la difesa dei diritti umani ha inoltre invitato le autorità della Thailandia ha autorizzare un gruppo di osservatori internazionali a indagare sulla sanguinosa repressione della protesta messa in atto dagli oppositori delle 'camicie rosse' nella capitale Bangkok.
"Vogliamo fare in modo che nessuno si senta al di sopra della legge", ha detto il segretario generale ad interim, Claudio Cordone, in una conferenza stampa tenuta oggi a Londra, sede del quartier generale di Amnesty.
"Il nostro rapporto dimostra invece che alcune grandi potenze si pongono al di sopra della legge proteggendo anche certi loro alleati e che la legge non è uguale per tutti quando a loro non conviene che lo sia", ha aggiunto.
Nel G20, oltre a Usa, Cina e Russia, anche India, Indonesia, Arabia Saudita e Turchia si rifiutano di riconoscere la Cpi, il primo tribunale internazionale permanente chiamato a giudicare reati come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Cerrone ha comunque espresso l'auspicio che con la presidenza di Barack Obama l'atteggiamento degli Stati Uniti possa cambiare.
Nel suo rapporto, Amnesty deplora poi il fatto che negli scontri dello scorso anno in Sri Lanka tra truppe governative e separatisti Tamil siano rimaste uccise circa 7 mila persone.

SDA-ATS