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Nonostante la 'rivolta' dei gruppi a difesa delle donne e la campagna lanciata dalle attrici di Hollywood, Amnesty International non ha fatto marcia indietro. La ong ha approvato oggi nel corso del suo forum a Dublino la "totale depenalizzazione" della prostituzione.

La controversa iniziativa farà a lungo discutere. Ma secondo l'associazione, questo è l'unico modo per difendere veramente i diritti umani di quante offrono a pagamento sesso in modo consenziente. Per Amnesty, inoltre, col reato di prostituzione le donne subiscono continue discriminazioni, sono a rischio violenze, incluse quelle che possono arrivare dalle forze di polizia.

E l'ong è arrivata a questa decisione dopo una serie di ricerche dove sono state valutate le condizioni delle 'sex workers' laddove il loro mestiere è considerato del tutto legale. "Ci siamo consultati col nostro movimento globale per raccogliere differenti punti di vista da tutto il mondo", ha detto Salil Shetty, segretario generale di Amnesty.

Contro questa iniziativa si era fortemente opposta la Coalition Against Trafficking in Women (Catw), che invece vede nella totale depenalizzazione un grave pericolo e la possibilità per quanti fanno i 'protettori' di diventare degli "uomini d'affari" e non essere più considerati degli sfruttatori.

E contro Amnesty si erano schierate anche molte attrici di Hollywood, come Meryl Streep, Kate Winslet e Anne Hathaway. Erano state fra i firmatari di una lettera che protestava fortemente contro una iniziativa "che chiede la depenalizzazione dei protettori, dei proprietari di case chiuse e di chi compra sesso, i pilastri di una industria da 99 miliardi di dollari". Parole rimaste inascoltate. "È veramente uno schiaffo alle sopravvissute (agli abusi, ndr) e alle donne che difendono i diritti delle donne nel mondo", ha detto Taina Bien-Aime, direttore esecutivo della Catw.

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SDA-ATS